Il Tirreno

Pontedera

Donati più vicina a Verlicchi

Manolo Morandini
Lo stabilimento della Donati Srl a Vicopisano
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Lo stabilimento della Donati Srl a Vicopisano

Procede il confronto con sindacati e istituzioni emiliane

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 PONTEDERA. Crescere per reggere all'urto della crisi che sta ridisegnando la geografia della subfornitura per auto e motocicli. È la strada imboccata da Tmm con l'acquisizione dell'emiliana ex Ansa Marmitte. Ma anche quella seguita dalla Donati Srl, che guarda con interesse all'asta del 16 dicembre in cui si metterà in vendita marchio e macchinari della bolognese Verlicchi, marchio leader nei telai per moto.  Il prezzo di base, fissato dal curatore fallimentare, è di 1,6 milioni di euro. Una cifra che non sembra spaventare Donati che dopo una prima manifestazione d'interesse si è presentato al Tavolo per la salvaguardia occupazionale della Provincia di Bologna con un piano industriale. «Nell'incontro con le istituzioni e le parti sociali abbiamo illustrato la nostra proposta per l'acquisizione dello stabilimento Verlicchi di Zola Pedrosa», conferma Stefano Donati, che con il fratello guida l'azienda vicarese. Che aggiunge: «Il piano industriale, che prevede il mantenimento di un polo di eccellenza per la produzione di telai per motoveicolo in area bolognese, è stato ritenuto interessante e coerente da tutti gli intervenuti pur ritenendolo non ancora rispondente alle esigenze del territorio».  I sindacati hanno passato ai raggi X il piano industriale. Carte in cui i fratelli Donati dichiarano la disponibilità aziendale ad assumersi impegni circa il mantenimento dell'attuale sito produttivo, la garanzia di lavorare solo internamente le commesse acquisite, le assunzioni da effettuarsi esclusivamente dall'attuale bacino costituito dal personale Verlicchi, circa 160, oggi in carico alla curatela, nonché il mantenimento di tutti i diritti e gli accordi sindacali oggi in essere.  «Pur nella consapevolezza della situazione di forte crisi sia generale che di settore - afferma Nicola Patelli della segreteria Fiom-Cgil di Bologna -, restano distanti le posizioni relative al numero dei lavoratori che il piano industriale prevederebbe, sia inizialmente che a regime». Dai sindacati viene richiamata la necessità che le istituzioni locali coinvolte mettano a disposizione e concordino tutti gli strumenti esistenti per la tutela dei lavoratori per i quali non dovesse giungere una proposta di assunzione dall'acquirente, a partire da percorsi di riqualificazione e/o riconversione professionale anche retribuita, da sistemi di ulteriore sostegno al reddito fino al ricorso ai Fondi europei.  Per il segretario della Fim-Cisl di Bologna, Marino Mazzini, l'offerta Donati: «è un'opportunità interessante ed importante, sebbeneancora insufficiente da un punto di vista dei lavoratori che potrbbero esserne coinvolti».

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