Il Tirreno

Pontedera

Sott'accusa per danno erariale

Giannotti e Quaglierini; a destra una seduta di consiglio
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Giannotti e Quaglierini; a destra una seduta di consiglio

Esposto contro il Comune per l'alienazione della rete fognaria industriale

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 SANTA CROCE. Sbarca anche alla Corte dei Conti il caso della fognatura industriale di Santa Croce. I capigruppo d'opposizione Stefano Giannotti e Letizia Quaglierini erano giovedì a Firenze, in procura, per depositare un esposto contro l'alienazione della rete fognaria industriale da parte del Comune. Una vendita in favore di Aquarno, decisa con una delibera votata nel consiglio comunale del 31 ottobre scorso.  Il capo d'accusa, secondo l'opposizione, è quello del danno erariale, per un'operazione senza precedenti nel panorama nazionale. «Avevamo chiesto al sindaco Ciaponi - ricorda Quaglierini - di togliere la delibera dall'ordine del giorno, in attesa di un ulteriore approfondimento. Del resto, stiamo parlando della vendita di un bene di urbanizzazione primaria, che avrà ricadute sul futuro sviluppo industriale». La delibera, infatti, ha sancito l'alienazione della rete fognaria industriale (oltre 18 chilometri), in gestione dal 1998 al Consorzio Aquarno, che attualmente paga al Comune un canone annuo di 155mila euro, facendosi carico anche della relativa manutenzione. L'amministrazione, motivando l'operazione con la necessità di riequilibrare il bilancio, ha fissato in 600mila euro il prezzo di vendita, con diritto di prelazione in favore di Aquarno.  «La delibera si basa su una perizia inadeguata - afferma Giannotti -. Occorreva un parere terzo rispetto al Comune: la cifra di 600mila euro è irrisoria; rischiamo davvero di incappare nel danno erariale. Serviva anche un parere legale più approfondito: le condotte fognarie sono un bene pubblico indisponibile, e le norme non ne consentono l'alienazione, a meno che non si dimostri la loro inutilità. Questa scelta è stata un fulmine a ciel sereno per i conciatori. Io stesso, pur sedendo nel Cda di Aquarno, non ne sapevo niente». Sbagliata, secondo i due consiglieri, anche la scelta della prelazione: «Meglio un'asta pubblica - spiegano -, facendo valere la prelazione nel caso di una parità di offerte».  «Questa delibera - aggiunge Quaglierini - dimostra ancora una volta la faciloneria dell'amministrazione. Un'operazione, tra l'altro, condotta da una giunta dove siede anche Sel: incredibile l'assenso assoluto e silenzioso dell'assessore Bellini. La nostra azione non è rivolta contro gli imprenditori, anzi, è pensata proprio per tutelarli nel caso, in futuro, si ravvisasse un'irregolarità, evitando ai conciatori di ritrovarsi un giorno creditori del Comune».

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