La manifestazione
Protagonisti fuori dall'inchiesta
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Una seduta del consiglio comunale di San Miniato Commissione sul fotovoltaico, definiti tempi e modi dell'indagine
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SAN MINIATO. Inchiesta a campo limitato. In assenza di un regolamento ad hoc sul caso fotovoltaico valgono i limiti posti dallo Statuto del consiglio comunale. La commissione d'indagine si farà con sedute aperte al pubblico, purché non siano all'ordine del giorno argomenti tesi a valutare la moralità e l'operato di persone, privati o imprese. Il via libera è arrivato nella serata di lunedì. Il consiglio comunale di San Miniato ha approvato la delibera che istituisce le due commissioni d'indagine su fotovoltaico e project financing. Una delibera suddivisa in due punti e sottoposta a votazioni separate, che marcano anche uno stacco temporale tra le due inchieste: quella sul fotovoltaico, che partirà subito e avrà tre mesi di tempo per lavorare, e quella sul project, che invece non si aprirà prima di maggio. Undici i membri delle commissioni: 6 posti per la maggioranza Pd, 5 per le minoranze (2 al Pdl più uno a testa tra Udc, Sel e Comunisti uniti). Tra i membri di minoranza sarà nominato un presidente, mentre la vicepresidenza andrà al Pd. Voto unanime per la commissione sul fotovoltaico, che dovrà comunque muoversi entro una serie di paletti e garanzie, a cominciare dalla privacy. Va da sé, quindi, che in una questione ribattezzata da molti "un affare di famiglia", la stragrande maggioranza delle sedute resterà rigorosamente a porte chiuse. «Per evitare un processo in piazza», sottolinea Roberto Ferraro (Pdl). La commissione potrà chiedere di ascoltare amministratori e dipendenti comunali (col consenso dell'interessato), ma non potrà chiamare cittadini o privati che, anche spontaneamente, volessero portare la propria testimonianza. Ed è il punto che ha scatenato le maggiori proteste. «In assenza di un regolamento valgono le norme del consiglio comunale - dice Laura Cavallini di Sel - perché vietare le udienze previste per tutte le altre commissioni?». «Non dobbiamo indagare - ribatte il sindaco Gabbanini -, ma fugare ogni dubbio sulla correttezza di questa amministrazione. L'articolo che istituisce le commissioni d'indagine non prevede le udienze: le persone terze le convocano i magistrati». Votato a maggioranza anche un emendamento Pd, che (a differenza delle altre commissioni) stabilisce l'obbligo della metà più uno dei componenti per la validità delle sedute. Al termine dei tre mesi, i commissari saranno chiamati a redigere una relazione. Ed è probabile che i gruppi consiliari arrivino a conclusioni diverse. G.P.
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