Il Tirreno

Pontedera

Tappezzato di striscioni il borgo urla "no" agli scavi della Solvay

In alto e sopra due degli striscioni in giro per il borgo di Saline di Volterra
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In alto e sopra due degli striscioni in giro per il borgo di Saline di Volterra

Si torna a lavorare al cantiere e il Comitato si mobilita «Non vogliamo un'altra Genova, servono garanzie»

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 VOLTERRA. "La rassegnazione è morte". "La rivolta è vita". "Prematura fine della Salina, privata della sua unica ricchezza". "Politici, sveglia". "13/10/1995, firma della condanna a morte per Saline". Tappezzato in una notte, il borgo di Saline urla la sua protesta contro la riapertura del cantiere Solvay ai Boschini. Uomini, donne: tutta la frazione incalza l'azione del Comitato per la salvaguardia della Valdicecina.  Da quando il Comitato è tornato a ricompattarsi, ogni giorno gli attivisti si incontrano per mettere a punto la loro civile battaglia - come sottolineano - contro l'operazione messa in campo dalla multinazionale Solvay per lo sfruttamento del salgemma presente nella concessione mineraria "Volterra". Questo procedimento prelude alla formazione di un cantiere per l'estrazione del sale in una zona molto prossima al limite dei 200 metri di distanza dal centro, oltre il quale le perforazioni di ricerca, coltivazione e sfruttamento del salgemma - secondo la convenzione che regola l'attività dell'azienda - sarebbero proibite. Doo uno stop di qualche settimana - la multinazionale ha parlato di fermata tecnica -, un sopralluogo dei vigili urbani, osservazioni da parte del Comune subito intervenuto, ecco che ai Boschini si torna a lavorare. Con non poche preoccupazioni degli abitanti che si sono mossi per sensibilizzare l'opinione pubblica. A colpi di striscioni dislocati in tutta Saline, fotografati anche di primo mattino da una pattuglia di carabinieri intervenuta sul posto. «Noi semplicemente chiediamo ai vertici dell'azienda o alle istituzioni regionali che ci diano espressamente e ufficialmente garanzie rispetto a quello che comporterà per Saline essere accerchiati dalla concessioni. La frazione sprofonderà? Il terreno riuscirà a tenere? Noi chiediamo garanzie che ancora nessuno ci sta dando», dichiarano dal Comitato. Dal gruppo autofinanziato auspicano un confronto tra vertici dell'azienda, il Comitato e il Comune: «Sarebbe auspicabile e doveroso». Il Comitato ricorda le 3 concessioni minerarie che tolgono il fiato al borgo: Poppiano, Volterra e Cecina. «Un tale sfruttamento delle concessioni è insostenibile per il territorio. Laddove ci sono concessioni per esempio - concludono - la legge vieta la costruzione di qualsiasi tipo di infrastrutture per decine di anni dalla dismissione».

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