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«L'archivio è la nostra rovina»

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I componenti della famiglia Festari insieme al loro consulente incatenati per protestare per la mancata consegna dell’eredità
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I componenti della famiglia Festari insieme al loro consulente incatenati per protestare per la mancata consegna dell’eredità

I proprietari esasperati dalla battaglia con la Soprintendenza

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 AREZZO. «Solo in Italia possedere un bene come l'archivio Vasari diventa una disgrazia». Sono esasperati i fratelli Festari, che abitano a Chianni. Da quasi vent'anni la loro famiglia è in guerra con la Soprintendenza archivistica della Toscana che vuole mantenere l'archivio, riconosciuto come patrimonio culturale nazionale, ad Arezzo nella Casa Vasari. Ieri mattina i quattro giovani, eredi del conte Giovanni Festari, sono arrivati nella città aretina intenzionati a fare valere i loro diritti. Ma si sono scontrati con il muro di gomma della Soprintendenza che ha lasciato il custode della casa museale, Antonio Agnello, a sbrigare la complessa situazione.  Nè i carabinieri, intervenuti su richiesta dei Festari, nè le sentenze sono servirte a mettere fine al lungo contenzioso. «Questa guerra ci sta rovinando anche dal punto di vista economico - dicono i fratelli, sempre più provati - è sconcertante che non si riesca a vedere rispettato il diritto di proprietà. Siamo vittime di abusi da parte della Soprintendenza. Quell'archivio appartiene alla nostra famiglia e non ci permettono neppure di visionarlo». Il paradosso è servito. L'armadio blindato che contiene il tesoro non può essere aperto per i proprietari. Eppure foto di documenti dell'archivio, divulgate e realizzate in maniera illegittima, cioè senza il consenso dei Festari, sono state pubblicate su siti internet e messe in vendita a cinquemila sterline. Come è stato possibile? Lo stesso custode di Casa Vasari, Agnello, si è fatto immortalare mentre mostra al fotografo le carte del Vasari. Fogli inediti che si possono vedere su internet.  «Faremo tutto quello che sarà necessario, anche organizzare una protesta estrema - dicono i conti Rasponi Spinelli Festari - per fare valere i nostri diritti. L'averci negato di controllare una nostra proprietà significa avere violato un diritto sancito dalla Costituzione. Noi abbiamo seri dubbi sull'integrità e sullo stato di conservazione dell'archivio».  Muro contro muro. E due milioni di euro spesi in vent'anni di battaglie giudiziarie. «Noi resteremo ad oltranza nella Casa Vasari - dicono i conti - e quando ci faranno uscire resteremo fuori con un cartello di protesta fino a quando non saranno prese in considerazione le nostre richieste».  Ma la Soprintendenza non sente ragioni: l'archivio non si sposta. Così i fratelli, dopo che anche i carabinieri non hanno potuto dare attuazione alle sentenze, hanno presentato l'ennesima denuncia contro la Soprintendenza archivistica e il custode di Casa Vasari.  E mentre si discute del tesoro che per molti anni è stato trascurato i turisti ammirano le pareti affrescate di Casa Vasari chiedendosi le ragioni della protesta. Sabrina Chiellini

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