Finanza
Mi separo e pago meno tasse
Antonio Scuglia
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Un modulo per la compilazione della denuncia dei redditiLa Cisl: il fisco premia chi si lascia, anche per finta
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PONTEDERA. Separarsi "sulla carta" per pagare meno Irpef, riscuotere l'integrazione al minimo della pensione o anche per accedere più facilmente a una casa popolare o usufruire a prezzi decenti dell'asilo nido del figlio. Succede davvero. La denuncia viene dal Centro di assistenza fiscale della Cisl pisana. Il sindacato ha elaborato interessanti simulazioni. Con quale risultato? «In alcuni casi - sintetizza il segretario generale provinciale della Cisl Gianluca Federici - è più conveniente separarsi sulla carta che restare uniti. E più è alto il reddito complessivo di cui si dispone, più la convenienza aumenta». E che si tratti di casi reali e non fittizi lo conferma lo sportello di Baby Consumers, come vedremo più avanti. Un esempio. Tizio, docente universitario, dispone di un reddito da lavoro pari a 74.162 euro. È sposato con Caia, mamma a tempo pieno di due figli piccoli. Lui è titolare al 100% di una casa dove abita con la famiglia (rendita catastale di 500 euro), e deve pagare ancora 100mila euro di mutuo: 4mila euro di interessi all'anno. Ha a disposizione anche una seconda casa (rendita catastale di 500 euro) a pochi km di distanza. Il suo datore di lavoro versa direttamente all'Irpef 23.989 euro, 673 alla Regione e 149 al Comune in cui il docente risiede. L'Isee familiare ha un valore di 34.957 euro: per tenere i bambini all'asilo nido, il nostro dovrà versare la tariffa più alta, 397 euro (x 2) al mese e 5,60 euro (x 2) per ogni pasto. Dopo nove mesi e 200 pasti, avranno speso per il nido 9.386 euro. Non pagano l'Ici sulla prima abitazione, ma la pagano su quella a disposizione: il 9 per mille. Insomma, tra imposte e tariffe la famiglia ha speso nel 2010 34.669,50 euro. E se i 2 coniugi si separassero, anche solo sulla carta? Il marito sposta la residenza nella seconda casa, anche se continuerà, di fatto, ad abitare nella prima. Continuerà a detrarre il mutuo, potrà dedurre l'assegno di mantenimento (concordato in 20mila euro l'anno) alla moglie. Le imposte che dovrà pagare saranno assai inferiori: in tutto 17.043,50 euro. La moglie, da nullatenente, avrà adesso un reddito di 20mila euro, mentre condividerà con l'ex marito il carico dei figli. Pagherà un'Irpef annua di 3.376 euro, una addizionale regionale di 180 euro, una addizionale comunale di 40 euro. Godendo anche dell'abbattimento per le famiglie con minori e un unico genitore, il valore dell'Isee sarà di 8.929 euro. I nostri, per tenere i due bambini all'asilo nido, spenderanno adesso dopo nove mesi di fruizione del servizio nido e 200 pasti, 5.214 euro. Per un totale tra tasse, imposte e tariffe, di euro 8.810. Il valore delle tasse, imposte e tariffe tra i due (adesso ex) coniugi sarà di euro 25.853,50 euro. E il risparmio di 8.816 euro all'anno. Un vero e proprio bingo. Sì, ma è solo una simulazione... almeno così pensavamo. E allora abbiamo chiesto lumi all'associazione Baby Consumers (via Gereschi 32, telefono 050 09.88.237). Spiega il presidente Pino Staffa: «Questi casi ci sono davvero. Tempo fa la separazione fittizia la facevano professionisti per evitare alcune conseguenze dei fallimenti, ora si fa per avere detrazioni fiscali. Fra chi ci ha chiesto consulenza ci sono anche persone che avevano difficoltà ad ottenere la casa popolare».
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