Sicurezza
Riflettori sulla capostipite di un noto clan rom
In due mesi e mezzo nella villa di Gello trovati più di otto chili d'oro
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PONTEDERA. Chi è Nebahat Hamiti? È la nonna del famoso sposo bambino, finita in carcere, un anno fa, con suo marito, il nipote sedicenne, i genitori e gli zii del ragazzino. In sette accusati violenza sessuale e riduzione in schiavitù di una tredicenne kosovara data in sposa al minorenne con rito rom. Sempre lei è finita sotto accusa anche nel procedimento in atto, da anni, in tribunale, per la famosa villa con parco acquistata dalla famiglia, in contanti, per 450mila euro a Gello di Lavaiano, il podere Cincinnato, sotto sequestro ai fini di confisca insieme ad altre attività del gruppo (tre negozi a Pontedera ed alcune auto). Secondo gli inquirenti la proprietà sarebbe stata comprata con proventi ritenuti illeciti, mentre una piccola parte dell'immobile, non loro, era stata rilevata dai servizi sociali che l'avevano affidata al nucleo, una volta fissato nei progetti di integrazione, ma oggi, pare, escluso. In pratica la stessa villa da cui partì la spedizione punitiva che dette vita, nel gennaio del 2006, ad una faida fra nomadi combattuta a colpi di spranghe, pistole e molotov tra il campo di Coltano, Gello e Marina, nei cinque appartamenti ricavati dal Comune e dati ai nomadi nella villa sede dell'ex Centro ittico, in viale D'Annunzio. Una storia per cui finirono in carcere trenta persone, 8 kosovari e 22 macedoni, alcuni dei quali assolti in primo grado, altri ancora da giudicare in un procedimento in corso. Tutte vicende che a poco a poco hanno portato vari membri della famiglia all'esclusione, fortunatamente, da vari progetti di integrazione in cui erano stati inseriti. C.V.
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