La manifestazione
Nell'auto nascondevano un tesoro
Candida Virgone
Presi dai carabinieri quattro nomadi: sono accusati di ricettazione
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PONTEDERA. Un vero tesoro, fatto di costosi orologi d'oro, anelli e bracciali con pietre preziose, splendidi colliers, non oggettini da prima comunione, ma pezzi importanti di oreficeria, provenienti, secondo i carabinieri, da assalti in ville o furti in casa, in Toscana, ma forse anche in altre regioni. È il terzo tesoro, in pochi mesi, trovato in mano a gruppi rom. Quattro chili e 600 grammi d'oro stimati, al ribasso, approssimativamente per ora, intorno al mezzo milione di euro, ma ancora da sottoporre agli occhi di gioiellieri esperti. La scoperta del tesoro ha portato in carcere per ricettazione quattro kosovari, un uomo e tre donne, una sola delle quali agli arresti domiciliari, gli altri tutti già liberi. I particolari dell'indagine sono stati spiegati, ieri mattina, al comando provinciale dell'Arma dal comandante del nucleo investigativo, il capitano Michele Cataneo, e dal responsabile della stazione di Pontedera, luogotenente Niccolò Stella. Il tesoro è stato trovato domenica notte su un suv su cui viaggiavano sei kosovari: un uomo e due donne, che risultano residenti in Germania, con un ragazzino sedicenne e due bambini, uno di 4 anni, l'altro di appena 6 mesi. Il monovolume era una Ford Galaxy, preceduta da un Mercedes che sembrava far da staffetta e su cui viaggiavano altre tre persone, una vecchia conoscenza delle forze dell'ordine, Nebahat Hamiti, 54 anni, uno dei suoi figli - era alla guida - e una nuora. Quando sono state fermate dai carabinieri, domenica notte, allo svincolo di Pontedera della superstrada, le auto viaggiavano a distanza ravvicinata. Allo stop della Mercedes, il conducente del suv, Nasuf Ajrizi, 43 anni, ha cercato di dribblare il posto di blocco, ma è stato subito inseguito e fermato. Nella Galaxy, nascosti parte in un borsone, parte nell'abitacolo, e parte nel reggiseno di una delle due donne, Jovanka Mahmuti, 37 anni, madre del piccolo di 4 anni, c'erano diversi pacchetti di plastica grigia contenenti centinaia di gioielli. La scoperta ha portato al fermo di Ajrizi, della Mahmuti, della donna che era con loro, la ventenne Selvija Hamza, madre del neonato, e della Hamiti, ritenuta a capo della spedizione. La Mahmuti si è addossata ogni responsabilità scagionando gli altri tre. «È tutta colpa mia - ha sostenuto anche davanti al giudice Guido Bufardeci, nell'udienza di convalida che si è tenuta mercoledì in carcere -. L'oro era mio, gli altri non ne sapevano nulla. Rom in Emilia me l'avevano dato per portarlo come regalo di matrimonio in un campo rom del Lazio». Il pm Sisto Restuccia ha chiesto la convalida degli arresti, mentre Bufardeci, dato il bimbo di 4 anni da accudire, ha disposto i domiciliari nella villa di Gello per la giovane mamma e la scarcerazione degli altri, che restano indagati e denunciati. Ad agosto nella villa di Gello i carabinieri sequestrarrono altri 3 chili e mezzo di gioielli del valore di 140mila euro, buona parte dei quali riconosciuti da 17 derubati fra Pisa e provincia, 32mila euro in contanti e una pistola calibro 7.65, provento di una rapina in un villa di Fauglia. In pochi mesi dunque più di otto chili d'oro per centinaia di migliaia di euro. A novembre dell'anno scorso, infine, nel campo di Coltano, nelle villette assegnate dal Comune, nei programmi di integrazione, alla famiglia dello sposo bambino, furono sequestrati gioielli per 350mila euro.
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