Il Tirreno

Pontedera

Mitsuba, cassa integrazione per 13 settimane

Manolo Morandini
Un presidio dei lavoratori davanti ai cancelli della Mitsuba
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Un presidio dei lavoratori davanti ai cancelli della Mitsuba

Sindacati unanimi: «Una boccata d'ossigeno, ma la situazione è grave»

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 PONTEDERA. L'ossigeno arriva dalla cassa integrazione. Tredici settimane per 55 addetti alla Mitsuba di Pontedera. Una soluzione che si accompagna al prolungamento della finestra di mobilità volontaria o di accompagnamento alla pensione fino al 31 dicembre di quest'anno.  Il lavoro resta in bilico ma il risultato segna una svolta nelle prospettive di una trattativa che sembrava preludere all'apertura della messa in mobilità, dopo la scadenza del contratto di solidarietà a metà ottobre che coinvolgeva 63 addetti. La multinazionale sembra aver allentato la presa sul disegno di ristrutturazione che prevede il "taglio" nell'organico di 45 degli 85 addetti e aperto la porta a una prospettiva diversa di gestione della crisi.  A sfruttare la finestra della mobilità incentivata anche per chi non ha i requisiti per la pensione in tutto sono stati in diciotto. Un numero lontano dall'obiettivo atteso dall'azienda. Ma a quanto pare sufficiente a traghettare la trattativa sui numeri nel 2012. «Abbiamo scongiurato per il momento la mobilità paventata dall'azienda per il personale ritenuto in esubero». È il commento unanime delle segreterie dei sindacati metalmeccanici. «Ma la visibilità di mercato dell'azienda resta ridotta», si affrettano ad aggiungere. L'obiettivo di traghettare la trattativa nel 2012 promette di riavviare la trattativa per la definizione di un nuovo contratto di solidarietà «nel caso non intervenganno novità significative nel portafoglio delle commesse».  Alla Mitsuba Italia Spa, che produce componenti elettromeccaniche, sono state le scelte del principale cliente, la Honda, a chiudere le prospettive. «La flessione di vendita di veicoli a due ruote in Europa e nel Nordamerica ha diminuito drasticamente il fabbisogno dei nostri clienti costruttori dei veicoli», sosteneva la direzione dell'azienda nel motivare la richiesta di mobilità per oltre la metà della forza lavoro. Aggiungendo: «È evidente che la società perderà una gran parte del business con uno dei maggiori clienti che sta per delocalizzare gli acquisti di componenti dall'Italia in Asia».  L'accordo definito al tavolo dell'Unione industriali tra delegazioni sindacali e azienda ieri è stato discusso in assemblea con i lavoratori.

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