Italia
La crisi alimenta il lavoro al nero
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Il pubblico presente al Museo del Cuoio per il convegno sulla sicurezza Il fenomeno investe soprattutto le imprese del conto terzi
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SANTA CROCE. È un appello alla responsabilità quello che Stefano Del Punta, sindacalista Cgil, ha lanciato alla platea del Museo del Cuoio. Un richiamo all'etica, dopo i dati sull'impiego di manodopera "sommersa", soprattutto nel conto terzi. «I dati sono allarmanti ma non ci stupiscono - ha detto -. È necessario l'impegno di tutti, perché tutti devono sentirsi responsabili. Non ha senso distinguere tra concerie e contoterzisti. Nessuno può dirsi estraneo al problema. Anche la grande concia, che affida parte del lavoro a un costo più basso dovrebbe chiedersi il motivo, domandarsi da cosa nasce il ribasso, anziché preoccuparsi solo del risparmio. La maggior parte delle nostre aziende sono sane, ma nessuna deve sentirsi immune dal problema. Il distretto ha un alto numero di imprese, più di 800, ma con una media bassa di dipendenti per azienda: un universo di microimprese che può creare situazioni incontrollabili». «Negli ultimi anni abbiamo assistito a un generale miglioramento delle condizioni di lavoro - spiega Mauro Valiani, direttore del dipartimento di prevenzione dell'Asl 11 -. Merito di una notevole attività di controllo e prevenzione, insieme a un impegno diffuso delle aziende, fatto di innovazione tecnica e di formazione per gli addetti. A preoccuparci sono soprattutto le aziende più piccole, che hanno più difficoltà ad adeguarsi alle norme e dove, con la crisi, si è registrato un aumento di manodopera a nero».
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