Il Tirreno

Pontedera

Venezia, la Valdera alla Biennale

Andrea Lanini
Una suggestiva immagine in notturna del muro di Baj
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Una suggestiva immagine in notturna del muro di Baj

Sgarbi porta il muro di Baj e il teatro di Lajatico

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  PONTEDERA. Artisticamente parlando, abbiamo fatto bingo. Due su quattro: per la provincia di Pisa è un successo di proporzioni estetiche notevolissime. Succede che alla 154ª Biennale di Venezia.  È attualmente in corso e c'è un luogo deputato alla valorizzazione delle più imperdibili meraviglie del Paese: è il Padiglione Italia, l'ha curato Vittorio Sgarbi. All'interno la Toscana è rappresentata da 4 gioielli della creatività, due dei quali sono pisani: il Teatro del Silenzio di Lajatico e il pontederese Muro di Baj. L'architetto Alberto Bartalini, curatore della regia di entrambi, ne va orgoglioso: «Il Teatro di Lajatico e il capolavoro di Baj poggiano su uno stesso principio, che qui si persegue da anni: innovare il tessuto urbano e i paesaggi che lo circondano, valorizzandone le radici attraverso una nuova idea di bellezza».  «Questo è un bel momento», dice il sindaco Millozzi, «si ricorda il percorso che ha portato a compimento quest'opera che ormai è un punto tra i più significativi per l'identità della città». Rivolgendosi direttamente alla signora Baj, Roberta Cerini, presente alla cerimonia, aggiunge che «vogliamo ricordare questo grande artista proprio come avrebbe voluto lui. In modo allegro, lieto, per ringraziarlo di ciò che ha fatto per rendere Pontedera più frizzante e gioiosa. Sono passati circa dieci anni da quando l'amministrazione di questo Comune ha iniziato a perseguire l'idea che una cittadina a vocazione industriale e produttiva, quale Pontedera è, può essere migliorata attraverso l'arte. La trasferta a Venezia del nostro Muro è uno dei segnali che ci fanno capire che quella scommessa può considerarsi vinta».  Il vicepresidente della Fondazione Piaggio Manrico Ferrucci e il responsabile dell'Ufficio Cultura Riccardo Ferrucci, intrecciando aneddoti, ricordano che tutto iniziò «con una visita di Enrico Baj al Museo Piaggio. Gli piacque l'ambiente, la sua luce, decise di farci una mostra: portò qui le sue opere dedicate all'idraulica. Poi arrivò la proposta del Muro. Lì per lì rifiutò inorridito...», la signora Cerini Baj accenna un divertito sorriso, «ma poi, tornato a Milano, iniziò a lavorare ai bozzetti».  L'assessore Liviana Canovai sottolinea «la capacità di educare il cittadino all'arte, di promuovere un'insostituibile azione di promozione culturale». Chiude la festa un video inedito: il backstage del Muro raccontato con velocità e accelerazioni futuriste.

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