Sicurezza
«E ora non toccateci l'occupazione»
Paola Silvi
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Gli studenti in riunione ieri per discutere la risposta da dare ai presidi Gli studenti replicano ai presidi: in piazza il 7 ottobre
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PONTEDERA. I presidi dicono basta alle occupazioni? Gli studenti rispondono che la libertà di scegliere le forme di protesta è sacra e inviolabile. Le autogestioni, rincarano la dose i primi, «sono dannose per i più deboli e poco credibili»? «Ah sì? E quando mai nei 9 giorni di occupazione dello scorso anno abbiamo dimostrato disinteresse, poco coinvolgimento o atteggiamenti irrispettosi verso le strutture?», ribattono i secondi. La scuola è appena iniziata ma la lettera dei 18 presidi fiorentini, sottoscritta anche da quelli pontederesi, riaccende il dibattito. E le riflessioni degli studenti sono amare. Non utilizzano slogan né frasi fatte. Ci mettono testa e cuore. Poi carta e penna. Replicano ai dirigenti scrivendo un'altra missiva e si ritrovano al centro Poliedro per condividere idee e metodi d'azione. Sono una trentina, in cerchio. Gambe incrociate, capelli ribelli e sguardo combattivo, come lo spirito che anima la riunione. Perché vogliono far sentire la propria voce. «Siamo gli studenti del collettivo delle superiori di Pontedera, rappresentanti di quasi 5mila alunni. Insieme, dopo una stagione di proteste condivise, senza danni, facendo proposte, incontrando esperti, assessori, gruppi musicali, ci impegniamo e crediamo ancora nella scuola pubblica». Inizia così, "ai cari presidi", la lettera di risposta. «Voi dove eravate mentre a poco a poco tagliavano i bilanci, le ore, i professori, i banchi, la carta e le iniziative? Dove eravate voi - si legge - quando la scuola veniva scippata e derisa?». «Non facciamo di tutta l'erba un fascio", sbotta Massimo. «I presidi denunciano la mancanza di legalità. Ma le loro motivazioni sono infondate e piene di pregiudizi», rincara la dose Salvatore. «L'occupazione è l'ultimo stadio di un'escalation di disagi. L'ultima risorsa a cui ricorriamo quando non ci sentiamo ascoltati». «Insomma, non siamo superficiali, non ci lasciamo trascinare», salta su anche Federica. E su un punto non si discute: «Il nostro intento non è occupare per fare vacanza. Chi voleva poteva seguire le lezioni e abbiamo prodotto un documento, consegnato ai politici locali», aggiungono altri del linguistico. Già, la politica. «In fondo la politica - spiegano Rachele e Alessia - che poi a scuola è tabù, non nasce anche così?». E la prossima mossa del collettivo sarà la partecipazione alla manifestazione indetta il 7 ottobre.
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