Il Tirreno

Pontedera

Da un mese prigioniero del mare

Giacomo Pelfer
Matteo Maestri e un sub dei vigili del fuoco durante le ricerche sott’acqua
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Matteo Maestri e un sub dei vigili del fuoco durante le ricerche sott’acqua

Matteo Maestri è disperso tra le onde dal pomeriggio del 27 agosto

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 CASTELFRANCO. Il calendario segna oggi un mese esatto dalla scomparsa di Matteo Maestri. Un mese dal quel pomeriggio di sabato 27 agosto, quando le onde risucchiarono Matteo dagli scogli di Calafuria, strappandolo dagli amici con i quali si preparava a festeggiare il traguardo dei trent'anni.  A distanza di un mese, il mare continua a tenere prigioniero il corpo. Inutili le ricerche, nonostante le numerose immersioni, anche con il supporto di alcuni sub volontari. Una tragedia nella tragedia, che ancora non trova spiegazione.  «Un fatto inconsueto», dice Alessandro Aiello, comandante del nucleo sommozzatori dei vigili del fuoco di Livorno, che ripercorre fasi e modalità delle ricerche. «Ricerche - precisa - che in realtà non abbiamo mai interrotto. Si sono fermate quelle ufficiali, perché in base alle norme non possiamo continuare per un tempo indefinito, ma abbiamo proseguito in maniera ufficiosa: torniamo sempre in quella zona a fare gli addestramenti, scegliendo di volta in volta il punto e il raggio delle immersioni».  È necessario insistere, secondo il comandante, convinto che il corpo di Matteo non possa essere andato molto lontano. «Noi siamo fiduciosi - dice -. In quella zona, purtroppo, i casi di annegamento di bagnanti sorpresi dalle onde sono davvero frequenti. In quarant'anni d'esperienza, però, non ho memoria di qualcuno che sia svanito nel nulla, né di corpi trasportati a largo: chi annega in quella zona è stato sempre ritrovato, e sempre a poca distanza. Ci sono stati, magari, casi rari di persone ritrovate dopo molti giorni. Negli anni '80, ad esempio, il corpo di un ragazzo tornò a galla dopo un mese e mezzo a soli 200 metri dal punto in cui era stato visto per l'ultima volta. E questo nonostante avessimo controllato più volte quella zona».  Il corpo di Matteo, quindi, potrebbe essere ancora intrappolato in una delle tante cavità che segnano quel fondale. «Non è detto che non sia dove abbiamo già controllato - dice il comandante -. Noi facciamo tutto il possibile, non tralasciamo nulla; partendo dal racconto dei testimoni individuiamo il raggio d'azione delle ricerche, che poi allarghiamo anche di parecchie centinaia di metri oltre le previsioni. Alla fine, però, nonostante tutte le attenzione, vuoi per le condizioni del mare o per la visibilità, può esserci sempre qualcosa che ti frega».  Un caso, quello di Matteo, che sta coinvolgendo anche emotivamente i vigili del fuoco di Livorno: «Un nostro collega lo conosceva bene - racconta Aiello -: ha un figlio della stessa età che era molto amico di Matteo. Ci ha raccontato di un ragazzo eccezionale, di un tipo in gamba. Siamo ancora più determinati a ritrovarlo, perché non c'è dolore più grande, per un genitore, che perdere un figlio e non sapere dov'è».  Quarant'anni di carriera per il comandante Aiello, in giro per tutta la Toscana, «eppure - confessa - a questo lavoro non ci si abitua mai. Si cerca di essere distaccati e professionali, ma poi ti fai sempre un po' coinvolgere».  Intanto, questo venerdì, si terrà al Comune di Livorno un vertice sulla sicurezza di quel tratto di costa, dove spesso i bagnanti si spingono troppo vicino alle onde. «C'è troppa imprudenza - dice Aiello -; possiamo solo fare opera di prevenzione».

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di Redazione web