Il Tirreno

Pontedera

In buca ai laghi Braccini sulla riva si gioca a golf come dal Ponte Vecchio

Andrea Lanini
Il campo da golf allestito ai laghi Amalia
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Il campo da golf allestito ai laghi Amalia

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 PONTEDERA. Dice anche nel golf si chiama "sindrome del braccino". E va da sé che qui all'Amalia Laghi, già "laghi del Braccini", il fenomeno si presenta con festosa, sgargiante frequenza. Prima di tutto perché il Pontedera Golf Show esordisce in un appiccicaticcio pomeriggio di domenica, e quindi questa è una novità che ammalia tutti; e poi far cadere la pallina in quel benedetto green galleggiante è impresa titanica anche per i più navigati. Senza contare l'inevitabile competizione tra i partecipanti, che a volte quel fazzolettino d'erbetta sintetica con bandierina in mezzo (un francobollo: 4 metri per 4) lo incenerirebbero con lo sguardo. Perché sì, l'intento è quello di promuovere anche da noi questa disciplina, ma una gara è sempre una gara.  E che premio: la possibilità di partecipare, a fine dicembre, al prossimo Ponte Vecchio Challenge, un appuntamento golfistico unico al mondo, di solito riservato ai professionisti. «Là a Firenze è come giocare stando dentro a una cartolina», spiega Massimiliano Schneck, pisano, giudice di gara in contesti internazionali per conto della Federazione italiana golf. Che aggiunge: «L'idea, per questa prima edizione pontederese, l'abbiamo presa da lì: una zattera-green in mezzo all'acqua, il giocatore che dalla riva deve mandare la pallina in buca. A Firenze è difficilissimo, si tira stando su Ponte Vecchio e i green galleggiano sull'Arno, ma anche qui non si scherza: per il primo round, la buca è piazzata a 63 metri. I giocatori hanno 4 tiri a disposizione. Chi riesce a far rimanere almeno una pallina sull'erba, va in finale. Lì, altri due colpi a disposizione: con la zattera sempre in mezzo al lago, però questa volta più lontana. A 100 metri».  Già ora che i metri sono 63, quella bandierina rossa che sventola beffarda tra le acque verrebbe voglia di cercarla col cannocchiale. Quando i metri saranno 100, che succederà? I tanti concorrenti (più di trenta: uomini, donne, bambini; e c'è anche l'assessore Matteo Franconi, promettente neofita) sembrano chiederselo, mentre tastano il terreno coi primi tiri di prova. È da stamani che lo tastano: centinaia di palline (fortunatamente galleggianti) già sparate in mezzo al lago, e quelle che sono rimaste sul minuscolo green si contano sulle dita di una mano. Le cose non migliorano quando inizia la gara vera e propria.  La "sindrome del braccino" incombe. «Di solito si dice nel tennis, ma il concetto è perfettamente applicabile al golf», spiega Giovanni Ghezzani della Inventa comunicazione, la società che ha organizzato il Pontedera Golf Show. «È quando, per l'emozione, il braccio inizia a rispondere meno». Parla da esperto, Giovanni: ha iniziato a giocare «Quarant'anni fa, a Tirrenia. Il golf è uno dei settori che Inventa segue da sempre».  Per la gioia dei genitori che fanno il tifo dalle retrovie, a rompere il ghiaccio con quest'infuocata erbetta flottante sono due bambini di 9 anni. Bravissimi. Tommaso, che gioca da un anno, riesce a mandare la pallina sul green; ma poi quella, con un rimbalzo altero, finisce per tuffarsi nei flutti. Riccardo invece riesce a piazzare la sua proprio lì in mezzo. È il primo finalista. Tra i professionisti di Ponte Vecchio farebbero la loro bella figura.

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