Finanza
Proteste solo nel doposcuola
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La dirigente Cristina CosciLettera dei presidi agli studenti: no al rito delle occupazioni
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PONTEDERA. Circolerà nei consigli d'istituto. Passerà nelle mani dei rappresentanti di classe e tutti ne avranno una copia. Sarà il tema, c'è da scommetterci, delle prossime assemblee studentesche e terrà banco dentro e fuori dalle scuole. D'altra parte sono proprio loro i destinatari della lettera che è comparsa sui tavoli dei presidi delle superiori pontederesi. Un tam-tam partito da Firenze e arrivato, puntuale, anche nella città della Vespa. «La scuola pubblica non si difende con le occupazioni». Il messaggio è chiaro e non lascia spazio a interpretazioni. Un giudizio severo che è anche il titolo della missiva rivolta da diciotto presidi toscani agli studenti e recapitata, con un paio di giorni di ritardo rispetto alla data di spedizione, ai nostri giovani alunni. Nel documento i dirigenti dicono basta alle occupazioni, ma offrono ai ragazzi l'uso pomeridiano dei locali scolastici per organizzare forme diprotesta alternative. «Gli studenti devono essere consapevoli - si legge nel testo - che se la politica è una cosa seria devono essere credibili anche le loro forme di protesta. Dobbiamo dire che non risultano tali le occupazioni degli ultimi anni». E spiegando la loro decisione, affermano di essere pronti a venire incontro ai giovani, ma anche a chiedere l'intervento delle forze dell'ordine nel caso in cui certe manifestazioni degenerino. Proprio ai giovani spetta ora il diritto di replica. Intanto, come primo passaggio di questo botta e risposta cartaceo, i presidi cittadini si impegnano a diffondere il messaggio e lo sottoscrivono. «Sempre più spesso abbiamo assistito a iniziative di protesta - commenta Cristina Cosci, dirigente del Fermi e presidente della Conferenza dei dirigenti scolastici della Provincia - che sembravano rispettare un rituale piuttosto che trovare soluzioni a questioni urgenti. È inevitabile dunque che si possa dubitare della genuinità delle motivazioni. Senza contare che lo stop delle lezioni procura degli svantaggi, soprattutto agli studenti più deboli che, invece, hanno bisogno di sostegno e continuità». Questo però non significa che i giovani non debbano far politica o evitare di lottare per difendere quello in cui credono. «Anzi. La scuola deve valorizzare questo interesse e mettere magari a disposizione i locali in orario pomeridiano per approfondire i problemi più sentiti - conclude Cosci - ma anche i giovani devono trovare altri modi».
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