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Pontedera

L'accusa: gettava via la posta

L'accusa: gettava via la posta

Pacchi di lettere mai arrivati, portalettere patteggia la pena

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PONTE A EGOLA. Era pagata per consegnare la posta a domicilio. Del resto, all'epoca della vicenda con risvolti giudiziari che stiamo per raccontare, la donna lavorava come portalettere all'ufficio postale di Ponte a Egola. Nel suo mansionario c'era, appunto, quello di smistare pacchi e pacchi di lettere a cittadini che abitano nella zona del sanminiatese.  Solo che nel corso del 2006, quando è stato scoperto il pasticcio, molti cittadini si erano lamentati con l'ufficio postale per il fatto che non ricevevano in maniera puntuale missive varie. O, nella peggiore delle ipotesi, non ricevevano alcuna tipo di corrispondenza. Con conseguenze facilmente immaginabili.  Potevano essere bollette così come importanti comunicazioni bancarie.  In seguito alle segnalazioni finirono sotto la lente di ingradimento i comportamenti di una delle portalettere dell'ufficio di Ponte a Egola, che è finita a giudizio con l'accusa di avere gettato nel cassonetto - almeno in un'occasione - le lettere che doveva consegnare o di averle in qualche modo sottratte alla consegna. In un caso, quello che ha messo nei guai la donna, era stata scoperta - sempre secondo l'accusa - dopo che si era disfatta della corrispondenza a lei assegnata per poterla recapitare ai destinatari. In altri, sempre secondo l'accusa, si presume che la postina - residente a Firenze - abbia portato con sé a casa le lettere per poi imbucarle in una cassetta della posta lontana dal suo ufficio. Così da fare ripartire da zero i tempi della consegna.  Una storia che, sempre secondo quanto è stato accertato durante le indagini, sarebbe andata avanti per mesi, dal febbraio alla fine del 2006, quando vennero accertati i presunti strani comportamenti della postina. La quale è finita a giudizio e giovedì mattina a Pontedera, nella sezione distaccata del tribunale di Pisa, si è svolto il processo.  Lucia De Camillis, classe 1960, finita a processo per questa storia, ha chiesto ed ottenuto di essere ammessa al patteggiamento. Ha quindi patteggiato la pena di otto mesi di reclusione. Che grazie all'indulto le sono stati condonati.  La vicenda abbastanza complessa non è stata quindi ricostruita nelle sue varie sfaccettature in quanto di fatto il dibattimento non c'è stato, avendo l'imputata scelto un rito che non lo ammette.

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