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Pontedera

Cascina, una cassa per fermare le alluvioni

Guido Bini
Cascina, una cassa per fermare le alluvioni

L'opera che sarà pronta ad aprile 2012, costerà 450mila euro

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 CASCINA. Leonardo Cosentini, rappresentante del "Comitato degli alluvionati" di Cascina, ha visionato e giudicato positivamente il progetto di una cassa di espansione per il fosso Mariana Schippisi. Anche se non andrà a risolvere tutte le criticità del territorio cascinese in caso di forti piogge, «questo progetto - ha commentato Cosentini - è comunque un buon punto di partenza».  «Nella speranza - ha proseguito il rappresentante del comitato cittadino - che gli interventi non si fermino qui, e che possa continuare proficuamente la collaborazione con il Comune e con il consorzio Fiumi e Fossi». Accompagnato a Pisa dal sindaco Alessio Antonelli, lunedì pomeriggio Cosentini ha incontrato il presidente del consorzio di bonifica Marco Monaco e i tecnici responsabili del progetto. Sandro Borsacchi, Marco Nencioni e Paola Mariani, modelli grafici alla mano, hanno spiegato come la cassa di espansione progettata potrà far sì che non si ripetano più gli allagamenti vissuti dai cittadini negli ultimi anni, almeno per quanto riguarda l'area compresa fra la Toscoromagnola, via Stradello e via Fucini, nella zona di Sant'Anna a monte della ferrovia.  L'opera costerà circa 450mila euro e sarà finanziata per due terzi dal Comune di Cascina e per il restante dal consorzio Fiumi e Fossi. Cosentini ha quindi chiesto lumi sui tempi di realizzazione previsti e della risposta se ne è incaricato il sindaco. «Se tutto andrà bene - ha detto Antonelli - la cassa di espansione sarà pronta entro aprile 2012». «Il progetto è praticamente pronto - ha aggiunto l'ingegnere Sandro Borsacchi -, ma ci sono tutte le procedure amministrative da portare a compimento, dalla variante urbanistica al passaggio obbligatorio in Provincia, fino all'acquisizione dei terreni. L'opera coprirà una superficie di circa 1,6 ettari e ancora stiamo valutando se procedere con un esproprio oppure lasciare una servitù».  «Questa cassa di espansione - ha concluso Barsacchi - è stata pensata come primo tassello di un insieme più complesso di opere idrauliche, con le quali potremo in futuro risolvere altre criticità nelle zone limitrofe. Ad esempio, realizzando una seconda cassa di espansione a sud della ferrovia, così come andando a intervenire sul fosso Mariana Schippisi più a monte». «Resta comunque chiaro - ha infine commentato il presidente del consorzio Monaco - che molte delle criticità dipendono da un'urbanizzazione, soprattutto risalente agli anni Settanta e Ottanta, che non ha tenuto conto della sicurezza idraulica».

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