Il Tirreno

Pontedera

Pomarance, sull’hotel chiuso la provocazione del Pd: quei mobili non sono stati un regalo

«Se c'è un danno erariale ci denuncino»

Vinicio Bibbiani
Simone Pruneti
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Simone Pruneti

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 POMARANCE. «Quel percorso è stato condiviso anche dall'allora opposizione che oggi guida il nostro Comune, senza alcuna polemica». Simone Pruneti, capogruppo di Unione Democratica, ci tiene a puntualizzare alcuni passaggi della quanto mai discussa transazione tra la passata amministrazione comunale e il vecchio gestore dell'hotel Pomarancio. Un'operazione che si rese necessaria per sanare un contenzioso nato tra il comune proprietario dell'immobile e la Dama Service.  Alle accuse lanciate dall'attuale maggioranza di Insieme per Cambiare di aver regalato al vecchio gestore tutti i mobili dell'hotel a mille euro, il Pd ribatte deciso. «La delibera fatta nel 2007 per sanare tutte le inadempienze tra le parti e garantire il servizio e l'occupazione è stata condivisa. Perché essendone a conoscenza da 4 anni, solo oggi Ipc ci accusa? Forse per occultare l'incapacità di gestire il regolare passaggio di esercizio da parte dell'attuale giunta». Oggi l'hotel, il più importante del territorio, è chiuso da mesi. Con il conseguente licenziamenti dei dipednenti. La struttura sta aspettando di essere data nuovamente in gestione, ma ancora da parte dell'amministrazione manca il bando di gara. E su questo ritardo che nasce il fuoco incrociato tra gli attuali amministratori e l'opposizione. I primi puntano il dito contro quella delibera di 4 anni fa firmata dall'allora sindaco Maggi in cui si alienano tutti i beni mobili al vecchio gestore per la modica cifra di mille euro. «Ce ne vogliono 350mila di euro per ricomprarli», dicono.  La minoranza Pd però respinge al mittente le accuse. «Contrariamente a quanto affermato dal sindaco Martignoni, nella convenzione del 2007 fatta tra il Comune e la gestione risulta che soltanto i mobili obsoleti, privi di pregio e valore storico, venivano ceduti mentre gli altri rimanevano all'amministrazione comunale. Se poi il sindaco è convinto che sia stato fatto un "regalo" da 350mila euro alla Dama Service deve denunciare alla Corte dei Conti i colpevoli».

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