Proteste
Dalla catena al mestiere di collaudatore alla Piaggio: la carriera di “macchiato” è costellata di successi
L'uomo che sussurrava alle Vespe
Paola Silvi
Enzo Luperini, un passato da corridore con il famoso scooter
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PONTEDERA. Forse Enzo Luperini esagera quando dice che la Vespa è stato l'amore della sua vita. Ma forse neanche poi tanto. Ed è certo che questo legame fisico, carnale e insieme spirituale c'è sempre stato. La luce della Vespa ha sempre brillato nei suoi occhi. Non c'è giorno che non la accarezzi, che non la provi, che non ascolti il rombo del suo motore. Perché oggi Enzo è proprietario di un'edicola piena di fumetti da collezione ma la sua vera natura rimane quella del collaudatore. «Non meccanico», precisa con la faccia di uno che se ne intende. E' in pensione dal 1991 ma la sua carriera risale a quasi un trentennio prima. Era il 1964 quando Enzo, che molti in città conoscono con il soprannome di "macchiato", entrò alla Piaggio. «I primi tempi furono duri - ripercorre le tappe - perché rimasi 6 anni in catena». Poi arrivò il settore dell'esperienze. «20 anni a provare i prototipi. Un sogno che si realizzava». Il piccolo Enzo, cresciuto in via Rossini fra le spezie e il cibo venduto nella drogheria dei genitori, si incantava a veder passare i piloti della Piaggio in sella alle Vespe da verificare, monitorare. «Era come assistere alle sfilate di moda. Come sbirciare le belle donne». E il paragone non è così ardito perché la sua vita abbraccia le due ruote in un sodalizio indissolubile. «La prima Vespa che comprai era una 150 del 1955. Nel 1961 la cambiai con la Vespa Sport e cominciai a correre, soprattutto nelle gare di regolarità. Era troppo imponente e pesante per le acrobazie». Enzo ha un'ET3 comprata nel 1972. La sua fidanzata ufficiale, partner di tante avventure. Che lo aspetta, diligente e fedele, parcheggiata davanti al portone di casa. Che lo accompagna ancora ai percorsi e ai raduni. «Un paio di settimane fa - dice - ero in Garfagnana per i 200 km". Basta uno sguardo e si capisce il rapporto solido fra i due. L'uomo e la macchina. La ragione e la libertà. Con la Vespa Enzo ha vinto, ha sperato, si è divertito. Ma si è anche impegnato. «Vincere una gara - spiega - significava intascare quasi uno stipendio mensile. E i soldi facevano comodo». Per la sua famiglia. Per far studiare il figlio, che non ha seguito le orme del padre ma vanta una laurea in fisica ed insegna all'università. La sala da pranzo del suo appartamento al Villaggio Piaggio è tappezzata di trofei, medaglie, riconoscimenti. Attestati che raccontano imprese. Che parlano di impegno, fatica, sudore. Che ricordano il campione e che riecheggiano un'unione. L'uomo e la Vespa. «Nel 1973 sono arrivato primo al campionato italiano. Ho acciuffato 4 volte il titolo toscano. Con la Piaggio ho fatto la 1000 chilometri e 2 giri d'Italia nel 1969 e nel 1975». Enzo è un database di occasioni e eventi. «Sono entrato nella squadra acrobatica nel 1966 e viaggiavamo in giro per l'Italia. Al Mugello invece ad agosto collaudavamo i prototipi». Ed ancora vittorie con il Motoclub e ruoli da direttore delle gare enduro. Perché in sella Enzo correva con la maglia della Piaggio e a volte di sua iniziativa. Ma il risultato era lo sempre lo stesso: primo a tagliare il traguardo. «Ci vuole occhio», si schernisce questo artista della strada quando tenta di spiegare i motivi dei suoi successi. «Con la Piaggio avrò percorso 900mila km», sentenzia, tanto per tradurre tutto questo tempo in numeri, in asfalto macinato. Ma la sua vera passione era la gincana. Zigzagare tra i birilli, volteggiare a cavallo della Vespa. In bilico su una ruota. Sospeso sulle gambe. All'indietro, senza guardare. «Ho anche rifiutato un posto fisso nelle Ferrovie dello Stato per rimanere alla Piaggio». E' la prova del grande amore che lo lega alla scocca. E la città se n'è accorta, tanto da premiarlo, fra gli sportivi che hanno fatto la storia, con una statua di Andrea da Pontedera. La moglie Maura, al suo fianco da 50 anni, lo aspetta per pranzo. La saracinesca dell'edicola si abbassa. Vicino c'è la Vespa. La sua seconda signora. E sfrecciano così verso casa.
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