Attenzione
IL RICORDO
«Sempre sorridente, aveva molti amici»
Gianni Rosini
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SAN MINIATO. La morte di Omar Naji colpisce come una pugnalata tutto il paese che, per cinque giorni, era rimasto col fiato sospeso in attesa di una notizia positiva sulle sue condizioni. Ma quando i parenti del ventunenne hanno confermato la notizia con la voce rotta dal dolore, tutti gli amici e i conoscenti si sono stretti in un doloroso silenzio, partecipando alla sofferenza dei genitori Amid e Lucia. Potevi trovarlo in qualsiasi luogo d'incontro per giovani proprio perché amava stare in mezzo alla gente, parlare, ridere, scherzare. A conferma di questo suo amore per il prossimo c'era anche il suo lavoro di volontario alla Misericordia di san Miniato Basso. Negli occhi e nei cuori dei suoi amici rimarrà l'immagine di un ragazzo che mai lesinava un sorriso. Da cinque giorni in paese non si parlava d'altro, da quel maledetto 14 settembre in cui il fuoco aveva avvolto il corpo di Omar, trasformandolo in una torcia umana. Tanti amici, in questi giorni, sono andati fino all'ospedale di Genova per poter vedere anche solo per un minuto, al di là del vetro della camera sterile, il loro compagno che stava combattendo la più importante battaglia della sua vita, per sentire direttamente dalle voci dei dottori e dei parenti notizie che potessero ravvivare la speranza. Un'infinità di messaggi sul suo profilo Facebook di chi lo spronava a dare un calcio al destino avverso e a tornare più forte di prima. Quello stesso destino che oggi ha fatto calare nel silenzio un'intero paese, quel destino che non ha rispettato nemmeno quella frase, messa un po' per gioco, sul social network: «Voglio morire facendo ciò che mi piace».
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