Finanza
La denuncia dei genitori degli studenti di una classe terza del XXV aprile
E l'aula cresce del 50%
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Linterno di una classe delle superiori pontederesi (foto darchivio) Al liceo scientifico: a giugno erano 20, si sono ritrovati in 29
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PONTEDERA. Lo chiamano sovraffollamento scolastico. E' una definizione che fa riferimento alla "geografia" degli alunni nei singoli istituti dove ormai le classi con più di 30 studenti, limite posto per legge, sono una realtà nel 90% delle scuole italiane. Ma questo non consola i ragazzi della terza B del liceo scientifico XXV Aprile che si sono ritrovati in 29 a condividere la stessa aula. Tra volti nuovi e altri sconosciuti. E se non è proprio un record, perché lontano dai 54 alunni stipati nella classe del liceo Galilei di Modica (Ragusa), siamo sicuramente nella top ten delle classi pollaio pontederesi. La preside Luciana Rocchi scuote la testa e non si meraviglia. «Si tratta di numeri frequenti», dice. I genitori invece protestano e lamentano che il passaggio dallo scorso anno a quello attuale non è stato indolore. «Forse eravamo stati fortunati - dicono - ma i nostri ragazzi fino a giugno erano solo in 20. Dal primo giorno di scuola invece sono 29. Così sarà un'impresa per i professori fare lezione. Per i ragazzi ascoltare, concentrarsi e cercare di non rimanere indietro». I genitori temono una difficoltà di gestione da parte degli insegnanti e uno scarso coinvolgimento degli alunni. «Chi avrà bisogno di essere seguito più da vicino - rincarano la dose - non ne avrà l'opportunità. A rimetterci insomma saranno i più deboli». Di fatto, il tetto massimo dei 27 studenti salta automaticamente quando i resti non consentono di formare un'altra classe composta da almeno 20 alunni. O quando, vengono tagliate alcune sezioni. Ed è proprio questo il caso delle scientifico. «Le classi terze - spiega la preside - vengono trattate come se fossero classi iniziali. Partendo dalle vecchie seconde, abbiamo dovuto ricavare una terza in meno. Abbiamo sommato allora il numero dei ragazzi, diviso per 27 e abbiamo ripartito quelli che rimanevano fino ad arrivare a 30. Questo dice la norma». I numeri parlano chiaro e la procedura non lascia scampo. Un giochetto matematico che ha il consenso e la benedizione del Ministero ma che lascia alunni, genitori e insegnanti smarriti di fronte ai problemi di sicurezza e di didattica. (ps)
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