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A spasso nella follia volterrana Manicomio, tesoro da valorizzare
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VOLTERRA. Entro' nel padiglione criminale quando aveva 10 anni Gisberto. Oggi ne ha 62 anni l'ex internato. E passeggia in quelle "rovine" del dolore che per oltre mezzo secolo furono la sua casa. Perfettamente a sua agio intorno a tutte quegli esperti che con lui si immergono in quella storia volterrana incisa alle pareti di ciò che resta del manicomio etrusco. Immortalata in quelle foto di "ordinaria follia" appena inaugurate. Raccontate nel convegno organizzato sulle tematiche della salute mentale. Conservate nel museo della storia della psichiatria. Padiglioni Ferri, Lombroso, ostello Chiosco delle Monache: va in scena il viaggio nella follia volterrana intitolato "Manicomio e dintorni: il ruolo della città nel riassetto sociale e culturale dopo il 1980" proposto da www.esplorazioniurbane.it, che da anni lavora alla valorizzazione del lavoro di Oreste Ferdinando Nannetti. «Mai più strutture simili a manicomi», tuona Giacomo Saviozzi, fotografo, autore del libro "L'interruttore del buio", un reportage fotografico a 30 anni dalla Legge Basaglia, che nel 1980 impose la chiusura delle strutture manicomiali. Vivace è il dibattito. Angelo Lippi dell'Università di Siena parla di numeri del periodo di guerra. «Oltre 4500 pazienti, 840 operatori, di cui 532 infermieri. Le persone che lavoravano in manicomio - dice - sostenevano che era un posto in cui si stava bene». Poi aggiunge sibillino: «Ma non vi avrebbero mai ricoverato un loro parente». Il legame affettivo tra la struttura e il dna etrusco è messa in evidenza da Ilaria Oberti, psichiatra alla Ufsma di Volterra: «I volterrani sono stati abituati a crescere con i malati». Le parole fanno da cornice a quel che oggi resta. Museo del Lombroso in primis. Uno scrigno di tesori purtroppo quasi sempre chiuso. Claudio Grandoli, dell'associazione Inclusione, Graffio e parola. «La struttura è della Asl, si visita solo su richiesta perché i costi per una apertura a tempo pieno sarebbero eccessivi». Grandoli si sofferma sulla questione dei graffiti di Nannetti. La Asl ha dato alla sua associazione il compito di salvaguardare l'opera di Nof4. (giacomo assenza)
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