La manifestazione
L'idea: lo sciopero della fame
Rachele Di Saverio
Prima la caccia al dialogo coi politici, poi si cercherà il clamore
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SANTA CROCE. «Se non ci ascoltano sono disposto anche a fare lo sciopero della fame», afferma Luca Guidi, agente marittimo sempre in viaggio sulla Fi-Pi-Li. Traspare grande determinazione dal primo confronto "reale" del gruppo "Fi-Pi Libera" nato su Facebook per impedire la sottoposizione a pedaggio della Fi-Pi-Li. Tutti i presenti si sono trovati d'accordo nel cercare prima la strada del dialogo, se però i politici interessati dovessero fare "orecchie da mercante" non sono escluse proteste più dure. Palpabile l'indignazione per quello che è vissuto come un vero e proprio furto: «Questa è l'ennesima presa di giro - esordisce Stefano Lessi, informatico di San Romano - i politici vogliono solo frugare nelle nostre tasche: la Fi-Pi-Li è dei cittadini che l'hanno già pagata con le proprie tasse». «Dobbiamo opporci perché se stiamo zitti diventiamo loro complici - rincara Virgilio Barachini segretario provinciale dell'Unione inquilini Pisa -. A farne le spese saranno le classi sociali più deboli già colpite su tutti i fronti. Però dobbiamo anche essere consapevoli che facciamo una battaglia di minoranza - sottolinea Bachini - non possiamo andare al massacro, ma agire per gradi e senza eccessi». Dello stesso avviso Aurora Rossi del Comitato Antinquinamento, di nuovo pronta a scendere in piazza dopo aver guidato la dura battaglia contro la costruzione del pirogassificatore a Castelfranco: «Con la raccolta di firme e le manifestazioni pacifiche si possono ottenere anche delle vittorie, l'importante è agire in modo equilibrato e metterci la faccia».
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