Attenzione
Lassociazione chiede un tavolo provinciale sui nodi della viabilità
Sul camion contro i divieti
Manolo Morandini
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Un tir in transito vicino ad un centro abitato Cna: «Troppi limiti alla circolazione dei mezzi»
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PONTEDERA. Un labirinto di vie cieche, disegnato dai divieti di circolazione ai mezzi pesanti. Comuni e Provincia di Pisa, ma anche la Regione, stanno rendendo la vita impossibile ai camionisti. Scacciati dai centri abitati e allontanati dalle zone artigianali, che dal volante di un Tir appaiono isole in mare aperto. Difficili da raggiungere, se non attraverso tortuosi e antieconomici percorsi. «Adesso basta», tuona la Cna Valdera. A rendere colma la misura l'ultimo dei divieti stabilito dalla Provincia: niente camion sulla strada che collega Lavoria, Cenaia e Perignano. «Non c'è una visione organica e sistematica con cui procedere ad un'analisi dello stato dell'arte creato dai provvedimenti di divieto presi dai Comuni e gli altri enti - sostiene il presidente Cna Valdera Marco Rossi -. Manca una valutazione delle conseguenze nel complesso della viabilità provinciale». Che aggiunge: «Chiediamo un tavolo operativo a livello provinciale, a cui chiamare anche i Comuni, per affrontare la questione in modo omogeneo e con una visone d'insieme. Un tavolo promesso dalla Provincia già nel 2009, in occasione del primo annuncio di chiusura della Sp1, ma mai attivato». Che la misura sia colma lo denunciano i toni e la scelta di uscire allo scoperto. A dar voce alla richiesta oltre a Rossi sono il coordinatore Cna Valdera Remo Urti, e per la Fita-Cna, l'associazione di categoria degli autotrasportatori, il coordinatore Maurizio Bandecchi e il presidente Giovanni Capecchi. I divieti chiudono il passaggio su arterie fondamentali come la Bientina-Altopascio, l'Aurelia nel tratto pisano, la 206 Emilia lungo le colline costiere, la provinciale Lungomonte e interi tratti di statali come la 439 e la 68. «Interi tratti abitati e le relative zone produttive sono tagliati fuori dalla viabilità dei mezzi pesanti - spiega Capecchi - Ma si tratta di mezzi di lavoro e come tali meritano consoderazione». Colpito è un tessuto di 750 imprese che operano come conto terzi, ma la ferita si allarga se nel conto si mettono i 20mila veicoli pesanti immatricolati nel territorio pisano. Le ordinanze di Comuni e Provincia parlano linguaggi diversi. «Tutte dovrebbero contenere alcuni principi di base - spiega Bandecchi -. Fare salve le destinazioni di carico e scarico e i mezzi con sedi all'interno delle zone interdette e prevedere meccanismi automatici di autorizzazione».
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