Finanza
Puretta, scempio ambientale e dubbi sull'utilità
◗
Il Masso degli Specchi Il Wwf si scaglia contro il progetto del maxi invaso: tante perplessità
2 MINUTI DI LETTURA
POMARANCE. Preoccupazioni per l'eventuale scempio ambientale. Perplessità sull'utilità di un invaso così gigante. «L'altro dubbio riguarda il destino delle terre da scavo che dovrebbero essere usate per lavori connessi nessi all'invaso, in parte conferite ad una azienda agricola della zona per bonifica agraria, in parte ad un impianto di fabbricazione di mattoni, in parte infine smaltite da impianto di lavorazione di inerti. Il materiale in questione potrebbe più proficuamente essere utilizzato per integrare il trasporto solido del Fiume Cecina che viene definito carente nello studio commissionato dalla provincia di Pisa al professor Paolo Billi». E' lunga e articolata la posizione del Wwf Valdicecina rispetto al progetto dell'invaso di Puretta. Sicuramente quel bacino che verrà, delle dimensioni di circa 700mila metri cubi, non viene visto di buon occhi dai "paladini dell'ambiente". «L'invaso dovrebbe essere realizzato in una zona di altissimo pregio ambientale, in un sito di interesse comunitario a confine con la riserva Berignone-Tatti che comprende anche una parte del fiume Cecina in particolare il Masso delle Fanciulle e degli Specchi siti tra i più suggestivi dell'Alta Valdicecina», spiega. «Al Masso degli Specchi è presente una briglia che serviva da ripresa per il gorile che convogliava l'acqua verso il Mulino di Berignone, costruita in epoca medievale. Notevoli sono le preoccupazioni per lo scempio ambientale a carico delle strutture di ripresa delle acque (briglia e gorile)». Altre perplessità sulla mole dell'invaso: «Le dimensioni non sono tali da giustificare i toni trionfali di "emergenza idrica finalmente risolta", ma anzi le quantità di acqua invasabile sarebbero pari o addirittura inferiori alle perdite strutturali dell'acquedotto». Un ultima questione: «Il fiume Cecina - dicono - era stato individuato circa una decina di anni fa dall'allora ministro Matteoli come uno dei due bacini scelti dall'Italia, assieme a quello del Tevere, per il progetto pilota di attuazione della direttiva europea sulla gestione integrata dei bacini idrografici, in ragione del fatto che è un corso d'acqua di media lunghezza (circa 75 km) il cui bacino è interessato da aree industriali (Enel su tutte) ed estrattive (Solvay per quanto riguarda acqua e sale, oltre a ditte di estrazione di ghiaie), pur mantenendo una elevatissima valenza ambientale specialmente nel suo tratto medio-alto, dove l'invaso verrebbe realizzato: nessuno dei progetti discussi è mai stato realizzato». (r.r.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
