Sicurezza
Ritardi nella rimozione del mercurio
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Una veduta del botro di Santa Marta a Volterra Botro di S. Marta, il Comune "dimentica" di sollecitare la bonifica
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VOLTERRA. Nove mesi di silenzio e quel botro che continua ad essere pesantemenre contaminato dal mercurio. Neppure la favorevole sentenza del Tar del giugno 2010 spinge il Comune di Volterra a far valere i propri diritti, obbligando l'azienda di Saline Altair alla bonifica, come deciso dal giudice. Solo a fine agosto grazie a una interpellanza dell'opposizione, l'amministrazione riprende in mano la questione. «Fino alla nostra richiesta non c'era stata alcuna azione del Comune, solo dopo è stata convocata una riunione, il 9 settembre, con i vertici della società dove è finalmente emersa la necessità di intraprendere la bonifica del corso d'acqua». A spiegare la vicenda è il capogruppo di Progetto Originario, Fabio Bernardini, autore dell'interpellanza presentata alla segreteria del Comune sei giorni prima dell'ultimo consiglio comunale del 31 agosto, ma non discussa. Il consigliere di minoranza, da ex assessore all'ambiente, aveva seguito la questione in prima persona. E ben conosce come si era mossa l'amministrazione etrusca fino al 31 dicembre, capolinea del suo ruolo da amministratore di maggioranza. «Il 6 settembre ho fatto richiesta all'ufficio di una copia dell'eventuale lettera che il Comune avrebbe dovuto inoltrare all'industria chimica e ho scoperto che non esisteva». Intanto il botro di Santa Marta continua ad attraversare Saline fino al punto in cui sfocia sul Cecina. Con sedimenti inquinati da mercurio, a causa del prolungato utilizzo della tecnilogia a celle di mercurio da parte degli impianti chimici. Un occhio alla periodica relazione sullo stato dell'ambiente: la Regione ha inserito il botro tra le zone a maggiore criticità ambientale. «Per fortuna - continua Bernardini - quella tecnologia oggi è stata abbandonata anche grazie a finanziamenti pubblici, ma i residui rilasciati di trovano ancora nei sedimenti del botro». Questa la ricostruzione dei fatti, dopo la sentenza del Tar datata giugno 2010. Qui si chiariva che una volta avviato il procedimento, l'azienda chimica avrebbe dovuto "concludere l'intero procedimento, al fine di dare luogo alla bonifica ed al ripristino ambientale". Verso la metà di luglio 2010, gli avvocati incaricati dall'amministrazione di rappresentare il Comune al Tar andarono a Volterra per un incontro, a cui parteciparono il sindaco, Fabio Berbardini, ancora in qualità di assessore all'ambiente, il dirigente del settore tecnico e il funzionario competente. «Concordammo che ogni ulteriore indugio sarebbe stato inammissibile: il Comune avrebbe dovuto provvedere in tempi ragionevoli ad inviare ad Altair specifica richiesta affinché procedesse finalmente alla bonifica del corso d'acqua. In mancanza di riscontri, il Comune avrebbe proceduto surrogandosi alla società chimica, procedendo direttamente alla bonifica. Anche perché a questo preciso scopo giacevano in Regione circa 450mila euro dai tempi dell'accordo di programma sul "Fiume Cecina - Bacino Pilota". Fu sottolineato il rischio di perdere quel finanziamento. Il 29 novembre 2010, con atto a protocollo, chiesi riscontri al dirigente circa l'ingiunzione a procedere che il Comune avrebbe dovuto inoltrare ad Altair. La stessa lettera precisava che nel caso non fosse stata ancora inoltrata la richiesta, sarebbe stato necessario "procedere urgentemente" così come concordato nell'incontro con gli avvocati». Poi più niente. (f.s.)
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