Il Tirreno

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LA REPLICA

Partecipate, ecco il mio stipendio

Paolo Marconcini   Presidente Geofor

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L'articolo sui compensi degli amministratori delle società partecipate è corretto e senza enfasi. Ne apprezzo lo stile e la dovuta chiarezza informativa. Ma facio alcune riflessioni e precisazioni.  Il compenso del sottoscritto presidente di Geofor, come quello degli altri presidenti di altre società partecipate é stabilito per legge: per aziende miste come le nostre deve essere circa il 78% di quanto percepisce il sindaco o il presidente dell'istituzione servita più alta in grado. In questo caso il sindaco del Comune di Pisa.  La legge consente poi altre forme di rivalutazione incentivante di tali compensi (che noi non applichiamo). Geofor all'inizio dell'anno ha adottato una politica di generale riduzione del costo complessivo del CdA rispetto agli anni passati: sono stati ulteriormente ridotti del 7% tutti gli emolumenti.  Questo spiega la differenza tra il mio compenso e quello leggermente più alto del presidente di Ecofor dove, però, va detto per correttezza non esiste la figura del vicepresidente e i consiglieri percepiscono meno.  E spiega anche la differenza col presidente di Toscana Energia che va rapportato al compenso del sindaco di Firenze.  Il mio compenso lordo non prevede altri gettoni (e questo vale per tutto il CdA di Geofor) è, per legge, stabilito solo in 12 mensilità e si traduce, tolte le tasse (33% circa) e le ritenute varie, in uno stipendio mensile medio di 2.240 euro. Questo tutti possono controllarlo visitando il sito di Geofor nel blog del presidente. E' troppo? E' ingiusto? Non sta a me dirlo. Io cerco di fare bene il mio lavoro, mettendo a profitto l'esperienza acquisita in molti anni spesi al servizio della cosa pubblica, cercando di essere all'altezza delle responsabilità e dei compiti che mi sono stati assegnati dai soci pubblici e privati che compongono la società al servizio di 25 Comuni e 350mila cittadini. Qualche risultato si vede, altro resta da fare.  Questi però sono costi eccessivi che gravano sulla politica e sulla comunità?  Francamente non ritengo che questo sia il problema di fondo.  Il problema vero è che, se guardiamo ad esempio al panorama delle aziende di rifiuti che sono presenti nell'Ato Costa, comprendente le province di Pisa, Livorno, Lucca e Massa/Carrara, ci accorgiamo che sono addirittura 16 (27 in tutta la Toscana). Troppe. Questo corrisponde ad una visione campanilista, municipalista e "piccolobellista" che ha fin qui caratterizzato tutti noi "maledetti toscani" e che ora sconta il nanismo e la difficoltà ad affrontare le sfide del futuro: tariffe adeguate, ma uguali per tutti gli utenti, investimenti impiantistici, potenziamento della raccolta differenziata e del riciclo, ecc. Questo sistema è frazionato e costoso: una sola azienda "intanto" per ognuno dei tre Ato che per le politiche dei rifiuti compongono la Toscana, significherebbe anche un solo CdA, un solo Presidente, un solo AD e quindi un notevole risparmio.

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