La manifestazione
Aria, controlli non obbligatori
Giacomo Pelfer
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Centraline Arpat per il controllo della qualità dellaria Così l'Arpat riorganizza il servizio del centro di San Romano
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SAN ROMANO. Si riapre la partita per il futuro dell'Arpat di San Romano, il centro di telerilevamento che dagli anni'90 tiene sotto controllo le emissioni e la qualità dell'aria nel Comprensorio del cuoio. La Regione ha inviato ai 6 Comuni del Valdarno una bozza di accordo, per la gestione del centro nei prossini 5 anni. Il protocollo, dopo 2 anni di trattative, andrebbe a chiudere il processo di riorganizzazione avviato da una legge regionale del 2009. Riorganizzazione che ha creato malumori e proteste, soprattutto dopo la drastica riduzione del personale Arpat impiegato a San Romano, passato da 5 a 3 operatori con un decreto del 25 marzo scorso. Due unità in meno, recuperate - come spiegarono dalla sede Arpat di Firenze - con un operatore in più a Pisa e uno a Livorno. Un taglio che ha di fatto limitato l'attività del centro di San Romano, in una zona che la stessa Regione definisce come "area critica". Da qui le preoccupazioni, anche da parte di alcuni amministratori locali, che il 5 aprile si riunirono a Santa Croce per stilare un promemoria, mettendo nero su bianco una serie di richieste presentate in Regione pochi giorni dopo. Nella bozza di accordo recapitata ai Comuni, tuttavia, pur sottolineando la complessità ambientale del Valdarno, non c'è traccia di alcuni punti fondamentali. Il protocollo d'intesa, infatti, ribadisce che il telerilevamento è da classificare come "attività istituzionale non obbligatoria", negando la richiesta di "obbligatorietà" avanzata dai Comuni in base ad una diversa interpretazione della legge. Il controllo delle emissioni in aria, quindi, viene considerato come un'attività aggiuntiva, rispetto ai consueti controlli svolti a livello provinciale dall'Arpat di Pisa. Da qui la ripartizione delle risorse necessarie: 80mila euro a carico della Regione, 30mila dai 6 Comuni (divisi in base al numero di abitanti), più 90mila euro di contributi volontari dai privati (aziende, depuratori e concerie collegate al telerilevamento), per una somma complessiva di 200mila euro. Una bella cifra, pari a quanto già erogato nel 2010, ma che lascia dubbi sull'effettiva possibilità di utilizzare queste risorse per incrementare di nuovo il personale. Fino ad oggi, infatti, il contributo aggiuntivo di Comuni e privati aveva permesso di potenziare l'attività aumentando il numero di operatori. Nella bozza di accordo, invece, si parla di "mantenimento" del centro, non di "potenziamento", rinviando la questione - si legge - ad "una accurata quantificazione di risorse e personale dedicato ulteriore rispetto a quello destinato al controllo ordinario". Nessuna risposta, quindi, alla richiesta dei Comuni di ribadire quanto stabilito in un accordo del 2006, che prevedeva per il centro di San Romano una dotazione di almeno 6 operatori. Diversi, quindi, i punti interrogativi sui quali gli amministratori locali si stanno già confrontando da alcuni giorni. Un tema complesso, che dirà molto anche sul peso e la determinazione dei politici del Valdarno.
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