Il Tirreno

Pontedera

Bravi quei robot, sanno anche recitare

Francesca Ferri
Bravi quei robot, sanno anche recitare

I bambini a bocca aperta per il "Mago di Oz" senza esseri umani

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PECCIOLI. Sono marionette, ma senza fili; ballerini, ma senza coreografo. Sono attori e musicisti, ma non hanno registi o direttori d'orchestra alle spalle. Al posto del copione, codici informatici; nella buca del suggeritore, ingegneri e programmatori, sulla sedia del capocomico, un ricercatore. Sono i robot di "Roborama", il primo spettacolo teatrale al mondo interpretato da attori-automi, la cui versione italiana ha debuttato ieri sera in prima mondiale in piazza del Popolo a Peccioli. Dieci marionette robotiche a metà tra giocattoli e pupi siciliani in versione 2.0.

Create dai ricercatori dell'Istituto di Biorobotica della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa in collaborazione con la TechnoDeal srl, l'azienda spin-off della Scuola, la coreana Robotever, la Belvedere spa e il Comune di Peccioli, si muovono, danzano, parlano, gesticolano, suonano perfino la batteria dal piccolo palco allestito in piazza come nel più classico dei teatri di figura, davanti a mezzo paese. Rispondendo puntuali ai comandi di un team di giovanissimi ingegneri coreani, raccontano la loro favola ed emozionano. Come non ci si aspetterebbe da dei robot.

Un prodigio, per certi versi, creato per i bambini ma che ha lasciato a bocca aperta soprattutto gli adulti. Inteneriti da questi piccoli oggetti venuti dalla Corea, e con negli occhi lo stesso stupore che devono aver provato i primi spettatori degli effetti teatrali delle macchine di Leonardo. Ed è proprio Leonardo, la sintesi perfetta dello scienziato e dell'artista al tempo stesso, che pare sia alla base dell'esperimento.
«Lo scienziato deve tornare ad avere competenze che vadano al di là di quelle scientifiche, e che spazino verso l'arte e l'etica», spiega il direttore dell'Istituto di biorobotica del Sant'Anna, Paolo Dario. «La robotica - spiega - è di per sé una disciplina inclusiva che ha bisogno non solo delle varie matematica, fisica, informatica, ma anche di filosofia, sociologia, etica. Con questo progetto vogliamo aprire all'arte».
Ed è per questo che è nata la sfida di "Roborama". E non a caso siamo a Peccioli, che dietro il suo aspetto medievale, è in realtà culla della più avanzata tecnologia robotica. Il paese, infatti, collabora da quindici anni con il Sant'Anna e diversi progetti impiegano già i robot nella vita quotidiana dei cittadini. Gli ultimi sono i "DustBot", gli spazzini-automi che girano per le strade del paese per fare la raccolta porta a porta. Ci sono poi i robot usati nella riabilitazione degli arti e gli automi-badanti. Progetti che sono stati raccolti sotto il nome di "Robo-town" e presentati a un bando europeo, la scorsa primavera, che prometteva finanziamenti fino a dieci milioni di euro.
Il finanziamento, per ora, non è stato accordato ma a Peccioli non si sono persi d'animo e il 1º ottobre partirà un'altra grande sperimentazione, quadriennale, di robot impiegati nella vita quotidiana. «Il progetto si chiama "Robot-era", perché ormai qui nella "Robo-town" siamo nell'era dei robot - spiega Dario - e poi siamo in riva all'Era».
Insomma, i pecciolesi hanno già fatto largo a questi nuovi "cittadini" lavoratori. Ora ne vogliono fare anche degli intrattenitori.
E qui entrano in scena i coreani che, nella robotica per lo spettacolo, sono i primi al mondo. Il primo "Roborama" è nato proprio in Asia ed è già stato visto da 80mila persone. «I coreani dispongono di una tecnologia avanzatissima - spiega Pericle Salvini del Sant'Anna, responsabile artistico di "Roborama" - ma lo spettacolo era senza anima. E così è nata la nostra collaborazione. Oltre a preprogrammare i robot, abbiamo lavorato sulla drammaturgia forti dell'esperienza del teatro italiano, coinvolgendo esperti di teatro che hanno affiancato gli studenti del Sant'Anna chiamati al progetto insieme ai colleghi coreani».

E dopo il "bagno nell'Arno" o, meglio, nell'Era, ecco il risultato: uno show "vero", con un preludio dove un buffo robot dalle grandi orecchie esegue un assolo di batteria; una rappresentazione eco-fantascientifica liberamente tratta dal Mago di Oz, dove la piccola Dorothy, un robot-bambina, ignara di essere lei stessa un automa (un classico del genere da Eta Hoffmann in giù, "Blade Runner" compreso) è chiamata a cercare tracce di vita sulla Terra appena distrutta da un disastro ambientale; e il gran finale con il balletto di cinque cagnolini robotici.
Il risultato è un nuovo genere teatrale ("Roborama" è la sintesi tra "robot" e "dramma") dove la tecnologia non fa solo da contorno ma entra nelle fibre dello spettacolo.
Cosa succede una volta scesi dal palco? Il primo passo sarà di far conoscere il progetto a potenziali clienti, poi di metterlo in produzione. «Dopo il lancio a Peccioli - spiega Fabrizio Vecchi della Technodeal Vecchi - inizierà il tour italiano in parchi tematici, nei musei della scienza, nei centri commerciali. E abbiamo già qualche potenziale cliente».

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