Sicurezza
La storia. Prima un elenco del Ministero, poi lopera di un privato: ecco chi ha aiutato Vania Bernardini
nella sua impresa
nella sua impresa
Trova la tomba del suocero grazie al web
Emilio Chiorazzo
Era prigioniero di guerra, poi disperso: l'avevano sepolto a Francoforte
3 MINUTI DI LETTURA
VICOPISANO. Il suocero non l'ha mai conosciuto. Ne ha sempre sentito parlare, per anni. Ma quando, pochi mesi fa, s'è trovata davanti alla sua tomba, l'emozione è stata grande. Vania Bernardini, di Vicopisano, ha portato avanti per tutta la vita una ricerca e una battaglia che suo marito ha dovuto abbandonare nel 2000, quand'è deceduto. Anche lui, suo padre non l'aveva mai conosciuto. Era in guerra, quand'è nato. Prigioniero dei tedeschi. È una storia come ce ne sono tante nel nostro Paese. Figlia della guerra mondiale, l'ultima. È l'inizio del secolo scorso. Adolfo Leonardi nasce in un paese della Versila. A Basati. «Un posto - racconta la nuora - dove la gente a quell'epoca aveva il destino segnato: o andava a lavorare nelle cave di marmo, morendo di fatica. O diventava prete o faceva il soldato». Adolfo diventa carabiniere. E la sua divisa lo porta in guerra. La donna che sposa è Narcisa Bianchi è di Vicopisano. E' il 1945, quando lui ha 37 anni ed è già in guerra. E' in Albania a combattere, viene imprigionato e portato in un campo di concentramento in Germania. Qui scopre che sua moglie - che all'epoca aveva 28 anni - Aspetta un bambino. È accaduto durante una licenza che Adolfo ha ottenuto. E che gli ha permesso di tornare a casa, per un po'. Renzo è il loro primogenito. Viene alla luce quando lui è già prigioniero. Non lo vedrà mai. Nelle lettere che riusciva a scrivere alla famiglia, chiede di sapere come cresce. Ha la speranza di trovarlo al ritorno dalla sua prigionia. Ma non farà più ritorno a casa. Finita la guerra, ai familiari era stato detto che s'era ammalato. E si trovava ricoverato in ospedale. Poi, un'altra comunicazione: era disperso. Per anni la moglie e il figlio hanno cercato di saperne di più. Ma invano. Adesso la tecnologia, è arrivata in aiuto a quella famiglia. Ci ha pensato la nipote Laura che s'è messa davanti al computer ed ha cominciato a spulciare ogni sito che parlava di dispersi in guerra. Ha scoperto che il Ministero della Difesa aveva pubblicato un elenco. E con il batticuore ha scorso quell'ordine alfabetico. Fino a fermarsi, al nome di suo nonno. «C'era Adolfo Leonardi nella lista - racconta la nuora - e c'era segnalato anche il posto dov'era stato sepolto. A Francoforte. Era la prima volta che si riaccendeva la speranza. Né il Comune di residenza, né altri enti, erano stati informati». Così le due donne hanno cominciato a chiedere più notizie: hanno chiesto conferma al ministero; l'hanno avuta e hanno scritto all'ambasciata italiana di Francoforte per avere una foto della tomba. «Ci hanno risposto che non si poteva - spiega Vania Bernardini - E allora abbiamo pensato di organizzare un viaggio e andare noi in quel cimitero». Sono andati la scorsa primavera. la nuoravania, la figlia Laura e l'altro figlio, che si porta addosso il nome del nonno. «È stata una sensazione fortissima - racconta - trovarci davanti a quella pietra col suo nome scritto sopra. Nonostante io non l'avessi mai conosciuto. E neppure mio marito. Ma finché è stato vivo, ha speso ogni sua energia, per carcare di sapere dove si trovava il corpo di suo padre. Ho fatto tutto questo per onorare la sua memoria, ma anche per far avverare un desiderio che aveva mio marito, quand'era in vita». Resta un rammarico: le istituzioni, anche quelle più vicine, non hanno mai dato una mano.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
