La manifestazione
C'era una volta il parco
Francesca Suggi
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IL PARCO CHE FU Un momento di festa ai tavoli che non ci sono più Casciana, via anche i tavoli da Poggio alla Farnia: pensionati in rivolta
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CASCIANA. Si sgretola di mese in mese. Fino, quasi, a ridursi solo ad una stesa di erba. Prima spariscono due gazebo dal parco di Poggio alla Farnia, crollati sotto il peso della neve. A giugno via l'altalena, perché pericolante. A luglio vengono tolti otto dei nove tavoli con tanto di panche dove i cascianesi l'estate abitualmente pranzavano al fresco. E sono proprio gli abitanti di Collemontanino a lanciare l'sos. «Qualcuno di noi ha visto nascere questo parco, fu realizzato una quindicina di anni fa con il contributo della Comunità europea ed era un gioiellino», si sfogano rammaricati dal comitato di Poggio alla Farnia. Passato, presente: la realtà fa male a chi non ha più la sua oasi dove portare i bambini in tutta calma. Oppure dove andare a frescheggiare, per lo più gli anziani, e fare due chiacchiere in compagnia. «C'erano diversi giochi, compreso un campino da basket - ricordano - e lungo i sentieri principali del bosco vi erano disposte una decina di panchine». Tutto intorno pini secolari e farnie. Una fontanella di acqua potabile e i servizi igienici completavano il quadro, insieme a un percorso ginnico. I ricordi sono lontani. Oggi il parco è irriconoscibile: sporcizia e bottiglie ovunque, giochi devastati da vandali e non sostituiti, panchine buttate in fondo al bosco. Ad allietare il polmone verde, ancora resistono gli asini dell'associazione Orecchie lunghe e passi lenti. «Di pulire e tagliare l'erba manco a parlarne», continuano dal Comitato scoccando una freccia al Comune. Il degrado scoraggia i frequentatori: le mamme non portano più i bambini al parco. E adesso neppure più tavoli e panche ci sono. «Ci siamo chiesti indignati - rincarano con amarezza - lasciate almeno i tavoli come baluardo di quel che era il parco». Allo sdegno segue la voglia di cambiare la situazione. Il comitato più volte si reca in Comune per protestare. «Le risposte vaghe e affrettate ci inducono a pensare che quel parco non potrà più tornare come era prima. Che dire, il Comune lascia che i vandali da strapazzo abbiano la meglio sui bambini».
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