Il Tirreno

Pontedera

L’ex assessore e volontario negli istituti Furlanis: «Spero non abbia voluto raccogliere consenso populista»

Manicomio, parole choc del sindaco

Francesca Ferri
Danilo Cucini de “La Sinistra per Volterra” e, accanto, una veduta dell’ex ospedale psichiatrico. In basso, il sindaco Marco Buselli
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Danilo Cucini de “La Sinistra per Volterra” e, accanto, una veduta dell’ex ospedale psichiatrico. In basso, il sindaco Marco Buselli

È polemica per il suo rammarico sui posti di lavoro persi con la chiusura

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 VOLTERRA. Dopo trentatré anni sembrava una ferita ormai rimarginata ma sono bastate poche parole per riaprirla e far sgorgare un fiume di polemiche. La ferita è quella del manicomio, chiuso nel 1978, e le parole quelle pronunciate dal sindaco di Volterra Marco Buselli.  Nell'ultimo consiglio comunale, confermando la sua scelta di non aderire all'Unione dei Comuni, Buselli ha detto che «Volterra non farà la prima della classe come ha fatto chiudendo il manicomio e perdendo 1.200 posti di lavoro».  La frase non è sfuggita a Danilo Cucini de La Sinistra per Volterra che, incredulo per il rammarico del sindaco, ha denunciato quanto a suo avviso è un sintomo della «gravità della regressione culturale dell'amministrazione comunale di Volterra», invitando al dibattito le forze politiche. E non solo.  Leggendo la denuncia di Cucini sul suo blog, infatti, il professore Giuseppe Furlanis, assessore alla Cultura sotto Buselli prima di dare le dimissioni da quella giunta, ha deciso di dire la sua. «Quanto detto da Buselli mi sembra troppo grave per non esprimere alcun commento», spiega Furlanis, dicendosi per l'ennesima volta convinto della bontà della sua scelta di lasciare l'amministrazione Buselli. «Spero che sia stata solo un'uscita infelice, fatta senza riflette, e non sia una frase meditata per raccogliere quel consenso populista caratterizzato da una crescente grettezza dei sentimenti che sembra dilagare nel Paese e che ci avvia a un declino culturale ben più grave e pericoloso di quel declino economico che con fatica cerchiamo di evitare». Furlanis ha operato come volontario nei manicomi prima della loro chiusura «e - spiega - ho provato l'angoscia di quelle vite marginalizzate, segregate in vere prigioni. Una psichiatria "istituzionale" che trattava i malati come criminali, anzi peggio. Per questo mi sono impegnato per la chiusura dei manicomi, sebbene fossi consapevole come questa scelta avrebbe comportato anche la perdita di posti di lavoro. So bene quanto questa scelta abbia inciso anche sull'economia di Volterra, ma nessun posto di lavoro può giustificare un vita marginalizzata e maltrattata. La chiusura dei manicomi è stata una scelta di civiltà che deve essere difesa. Ci sono valori che non hanno prezzo. Spero che anche Buselli ci ripensi».  L'esperienza all'interno dei manicomi l'ha provata anche Rosa dello Sbarba, capogruppo di Città Aperta. «Ho visto quelli di Buenos Aires - spiega - e ho ancora negli occhi quegli occhi. Avere un minimo di umanità, senso delle istituzioni e senso civico dovrebbe spingere chiunque ha voce ad usarla per il progresso. Buselli, per giustificare una scelta ottusa e campanilistica, critica una scelta di apertura e civiltà di cui Volterra fu protagonista con fatica ma anche con orgoglio e sincera partecipazione. Il suo non è un refuso ma una precisa scelta culturale. Leggere la lettera di Furlanis è dunque un piacere, perché mi dà una speranza in più: che di fronte ai soprusi e alla decadenza ci sia chi non riesce ad abituarsi e persevera nell'impegno civico.  Di «toni populistici» e «propaganda» parla infine Fabio Bernardini di Progetto Originario. «Di costruttivo e ragionevole ormai è rimasto poco o nulla - spiega Bernardini a proposito dell'amministrazione - l'intolleranza è parte costituente di quella parte politica che ha assorbito gli elementi più viscerali dei messaggi della politica nazionale. È l'ennesima riprova della subcultura che ha ammorbato il Paese dalla cosiddetta seconda Repubblica in poi».

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