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Il ricordo dellamico Gianfranco Lazzereschi anche nel suo libro: insieme dettero avvio al Festival lirico Filippeschi
Quella volta che Licitra si esibì a Montefoscoli
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Il tenore Salvatore Licitra 1 MINUTI DI LETTURA
MONTEFOSCOLI. Si conoscevano, si stimavano, si piacquero subito. All'epoca - un po' di anni fa - Salvatore Licitra era un giovane tenore di belle speranze (la sua carriera avrebbe spiccato il volo di lì a poco), Gianfranco Lazzereschi un appassionato di lirica che aveva deciso di varare una serata-concerto in onore del grande Mario Filippeschi. Licitra non era ancora "l'erede di Pavarotti", il Festival Filippeschi non era ancora l'importante vetrina di oggi. L'incontro portò bene a entrambi. Iniziarono con una battuta: «Lui arrivò a Montefoscoli in moto, di mattina presto - racconta Lazzereschi -. Aveva addosso una camicia svolazzante, tutta aperta davanti. Conoscendo le mille precauzioni che di solito i cantanti prendono per proteggere le corde vocali, gli chiesi se non avesse paura di prendersi un malanno. "No no, tanto io di voce ne ho tanta", fece lui. "Mah, di voce ne avrai anche tanta, ma di giudizio..." feci io ridendo. Rise anche lui. Era simpatico, alla mano. Una bella persona». Quel benaugurante concerto montefoscolese Salvatore Licitra, scomparso l'altro ieri a 43 anni, se l'è sempre portato nel cuore. Persona semplice, gli piacevano quelli semplici come lui. Ricorda Lazzereschi: «Una volta mi ha detto una cosa che mi è rimasta impressa: "Per me, figlio di emigranti, non c'è cosa più bella di cantare in giro per il mondo"». A.L.
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