Il dolore
«Una scelta dettata dal bisogno»
Andreas Quirici
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Un momento dellincontro che si è tenuto in via Valtriani Viaggio tra gli operai divisi: tanti hanno deciso di passare a Piaggio
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PONTEDERA. «Resta l'incertezza, ma nella vita bisogna rischiare e alla fine, anche se andassi a chiedere lavoro da un'altra parte otterrei un contratto a termine». È il pensiero di Cristina Menichetti, una dei 136 lavoratori rimasti incastrati nel fallimento di Tecnocontrol. Il loro destino si deciderà in questi giorni e, dopo numerose riunioni e assemblee, saranno proprio loro a fare la scelta se rimanere in Industrie Toscane, che con un contratto d'appalto di Tecnocontrol realizzava la commessa per Piaggio, o se seguire la via tracciata dal curatore fallimentare che prevede l'assunzione con la stessa Piaggio per un periodo di alcuni mesi, fino alla gara che individuerà un soggetto imprenditoriale per dare futuro all'azienda. Intanto ieri sono partite le prime lettere di dimissioni per giusta causa, visto il mancato pagamento degli stipendi verificatosi negli ultimi tempi. «Io passo con Piaggio - afferma Cristina - perché non posso aspettare gli sviluppi societari di una realtà come quella che ho vissuto finora. Passerebbero mesi e mesi e a me serve uno stipendio. Anche mio marito è operaio e la situazione non è certo rosea. In questi mesi in cui non abbiamo riscosso è stata dura. Meno male che ci sono i genitori altrimenti sarebbero stati guai. Ora abbiamo questa opportunità che non dà certezze assolute, ma almeno è una prospettiva». Un 38enne responsabile di reparto a Industrie Toscane ha i moduli in mano appena consegnati dai sindacati al termine dell'assemblea svoltasi nella sala Carpi a Pontedera. Non sembra avere dubbi: «Passo in Piaggio senza esitazioni. Non ho nessuna remora, perché penso sia una opportunità e una sfida che non dobbiamo farci scappare. Del resto, gli ultimi mesi senza stipendio mi hanno fatto segnato. Ho due figli e devo pensare soprattutto a loro». I capannelli fra gli operai non si contano. I sindacalisti parlano, spiegano e cercano di chiarire gli ultimi dubbi. Chi si trova molto spaesato sono i lavoratori con contratto a termine, circa 20 su un totale di 136. Uno di loro è Sergio Celli, il cui rapporto di lavoro con Industrie Toscane è scaduto da alcuni giorni. Ha 57 anni e ha lavorato nell'azienda di via don Mazzolari per tre mesi: «Siamo comunque merce di scambio, questo l'ho capito. Spero che si liberino posti e che possa entrare anch'io in questa operazione». Omar è un senegalese di 25 anni, anche lui operaio a termine: «Siamo in difficoltà. C'è l'affitto da pagare e i soldi da mandare al nostro paese. Una situazione come questa non ci voleva proprio, perché mi trovavo bene in quell'azienda». Un giovane che vuol restare anonimo ha preso la sua decisione a malincuore: «Ho lavorato in quella fabbrica per 14 anni e adesso mi ritrovo quasi senza niente. Avrò 4 mesi di contratto, è vero, ma l'incertezza del futuro resta comunque».
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