Italia
Delca, altri tre mesi di cassa
Guido Bini
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Lesterno dellazienda chiusa da tempo I 27 dipendenti aspettano il concordato preventivo
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LUGNANO. «Ancora non ci è dato sapere se sia stata accettata o meno la richiesta di concordato preventivo avanzata dalla Delca, mentre il commissario sembra si stia muovendo alla ricerca di imprenditori interessati a rilevare l'azienda. L'unica cosa certa, al momento, è che la cassa integrazione in deroga, attivata per ventisette dipendenti, è stata rinnovata fino al prossimo 20 novembre». Queste le parole Michele Orsi, della Fp-Cgil, che sin dai primi venti di crisi, risalenti al luglio 2010, segue da vicino le vicende dalla Delca Spa. L'azienda della Piana di Noce, dedita al trattamento dei rifiuti e guidata dai fratelli lucchesi Felicino e Domenico Del Carlo, è ormai chiusa e inoperativa da un anno, con debiti ancora tutti da calcolare e questioni giudiziarie pendenti, di complicata soluzione. Su tutte la vicenda che ha portato la magistratura a porre i sigilli all'impianto Erre Erre di Massa, praticamente mai entrato in funzione, del quale la Delca è comproprietaria assieme alla Cermec, azienda pubblica per lo smaltimento dei rifiuti della provincia apuana. Proprio attorno alla Erre Erre, dove è venuto alla luce un buco milionario, la magistratura ipotizza ci sia stato un giro di fatture false. Tornando alla sede Delca di Lugnano, i dipendenti rimasti legati all'azienda sono in tutto 27 - dieci impiegati e diciassette operai -, i quali vivono ormai da un anno appesi al filo della cassa integrazione in deroga. Cassa che viene rinnovata di tre mesi in tre mesi: l'ultima scadenza, quella che ha tenuto tutti i 27 dipendenti con il fiato sospeso, risaliva prprio agli ultimi giorni di agosto. Purtroppo, nonostante gli sforzi della Regione Toscana, è sempre erogata in ritardo. Com'è avvenuto in questo perioro. E come conferma lo stesso sindacalista Orsi, «l'ultimo pagamento della cassa effettuato in favore di questi lavoratori è relativo al mese di luglio». Una situazione che oltre a creare incertezza, produce anche molti disagi pratici per le famiglie dei 27 dipendenti che aspettano la conclusione di questa complicata vicenda: l'obiettivo del concordato preventivo, infatti, sarebbe un passo avanti. Anche se non risolutivo, al momento. «In attesa di sapere se la richiesta di concordato preventivo sarà omologata - commenta in conclusione il sindacalista - risulta chiaro che la situazione è assai complessa e di difficile soluzione».
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