Il Tirreno

Pontedera

Giovani di 14 e 22 anni armati di canne e esche: un campo è a Fornacette, due a Calcinaia

Da tutto il mondo per farli... abboccare

Jacopo Paganelli
Da tutto il mondo per farli... abboccare

Iniziati ieri i campionati di pesca, in tanti lungo l'Arno a curiosare

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 CALCINAIA.I campi di gara fremono, i gazebo bianchi spiccano sul prato e le bandiere sventolano al vento: tutta Calcinaia è sull'Arno, ad assistere alla III edizione dei Giochi mondiali di pesca. Tre i campi gara allestiti dentro il comune della nozza: uno a Fornacette e due nel capoluogo. Nella prima location si battono gli under 14, nella seconda gli under 22. E la disfida la vince chi mette in saccoccia più chilogrammi di pescato. Da una settimana gli atleti delle numerosissime nazionali arrivate da tutto il mondo studiano gli asset di gara, in collaborazione proficua con chi l'Arno lo conosce davvero bene. Come i pescatori del luogo. E giovedì mattina c'è stato l'esordio della competizione vera e propria: tre ore in tutto, da replicare anche l'indomani. Arriviamo sulla sponda calcinaiola del fiume intorno alle 10:45. L'Italia ha avuto la posizione più esterna, potenzialmente più favorevole rispetto quella toccata in sorte ai rivali. La base azzurra è riconoscibilissima: intorno ai gazebo sventolano ben due bandiere tricolore. Sotto, a ripararsi dalla calura soffocante, ci sono due signore bardate con la tipica iconografia verde, bianca e rossa. «Per ora i nostri ragazzi hanno preso solo un piccolo pesce gatto», spiega una di loro. Già, perché, come illustra Luca Biagi, dirigente Fipsas, «la specie che si pesca di più in acqua è proprio il pesce gatto. Poche carpe e qualche muggine». Sembra fare eccezione la nazionale inglese: i britannici, a quanto si mormora nella piattaforma italiana, utilizzano solo pastura. Riuscendo così a pescare anche abbastanza carpe. La sfiducia serpeggia però già alle 10.55, dopo neanche mezz'ora di gara: nonostante che sia stato appena pescato un pesce con la pancia piena, i nostri pescatori non riescono a trovare la miscela esplosiva. Difatti qualcuno propone di cambiare l'assetto, fra i mal di pancia della dirigenza che puntualizza di averlo già prefissato a dovere. Alle 11 un altro pesce gatto, e il tempo decisivo alla buona riuscita della performance agonistica scivola via. Perché la prima ora è quella in cui, in genere, si decidono le sorti della competizione: le altre due sono di assestamento. E la fortuna riveste qui un ruolo davvero marginale. «Occorre una buona tecnica di pasturazione e un buon innesco», entra nel merito Walter Costa, anche lui assiepato al gazebo azzurro. Qualche metro più in là c'è una sezione quasi interamente occupata dai Sanpei dei paesi dell'ex cortina di ferro, tutti in buona posizione. Come la Slovenia e la Repubblica Ceca. Alle 11.10 ci si rincuora: sembra che uno dei nostri abbia individuato un punto favorevole, vicinissimo allo scalone subacqueo. «Gara finisce quando arbitro fischia», dice ad alta voce un altro dello staff tecnico. E per la squadra composta da Giulio Benucci, Simone Leoni, Simone Donetti, Marcello Corradi e Lorenzo Bruscia - allenata dal ct Gino Govi - la gara finisce all'1.30.

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