Il Tirreno

Pontedera

Da mesi senza salario: avviato l’iter per chiedere il fallimento

Calzaturificio Big, in 40 aspettano di accedere agli ammortizzatori

Andreas Quirici
I lavoratori davanti all’ingresso della fabbrica chiusa da mesi
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I lavoratori davanti all’ingresso della fabbrica chiusa da mesi

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 PONTEDERA. L'attesa è snervante per i 40 o poco meno ex dipendenti del calzaturificio Big. Dopo il mancato pagamento dello stipendio a giugno e dopo il rogo che ha distrutto la fabbrica pontederese nello stesso mese, i lavoratori aspettano che la ditta sia dichiarata fallita. Così si potranno attivare gli ammortizzatori sociali per consentire alle famiglie di tirare un po' avanti dal punto di vista economico. Molti hanno attivato il fondo di solidarietà della Regione Toscana con un anticipo di 6mila euro che dovranno poi essere restituiti. Una situazione paradossale, quella dei 45 dipendenti e che è precipitata negli ultimi mesi. Sparito il titolare dell'azienda, si sono visti crollare il mondo addosso rimanendo senza occupazione e senza sostegno economico. Mancando una controparte dell'impresa, infatti, è stato impossibile attivare cassa integrazione o mobilità. L'incontro avuto con il governatore della Toscana Enrico Rossi ha permesso di accedere al percorso del fondo di solidarietà: 6mila euro anticipati dalle banche, da restituire, ma con gli interessi pagati dalla stessa Regione. Quattro di loro, però, hanno trovato un'altra occupazione e hanno presentato dimissioni per giusta causa. Il resto aspetta che le ingiunzioni di pagamento presentate da alcune ditte fornitrici del calzaturificio Big facciano fallire l'azienda. A quel punto sarà possibile confrontarsi con un curatore fallimentare e ottenere quel sostegno che permetta loro di guardare al futuro con un po' più di ottimismo. «E' una situazione assurda - afferma la sindacalista della Cgil Tania Benvenuti - perché in poche settimane questi lavoratori si sono ritrovati senza stipendio e addirittura senza occupazione. Ora speriamo che i tribunali facciano presto e che si riesca a trovare una soluzione perché molti di loro sono davvero in grosse difficoltà». Alcuni dipendenti, infatti, sono sposati tra loro, per cui dal calzaturificio Big ricevevano tutto il sostentamento economico per mandare avanti la loro famiglia. Il rogo che distrusse buona parte del capannone si verificò pochi giorni dopo la scoperta, da parte dei lavoratori, che gli stipendi di giugno erano stati pagati con assegni privi della copertura bancaria o con la promessa di bonifici che in realtà non erano mai stati depositati. Oltre al danno la beffa per aver visto andare in fumo un posto di lavoro dove la maggior parte di loro aveva vissuto per molti anni. Ora questo nuovo capitolo che dovrebbe portare al fallimento dell'impresa e aprire una nuova fase della vicenda che al momento ha regalato solo amarezza ai lavoratori di uno dei calzaturifici più importanti di questo territorio.

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