Sicurezza
Dorfles promuove l'arte per strada
Andrea Lanini
Il critico in visita a Peccioli elogia la mostra e le caratteristiche del paese
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PECCIOLI. L'ultracentenario, giovanissimo professor Dorfles ha gli occhi che brillano di curiosità. Come ha sempre fatto, il suo sguardo scruta attento il presente e non si stanca di immaginare il futuro, ed è forse questo il semplicissimo segreto di tutta quell'arcana, secolare energia. Basta seguirlo mentre si inerpica per le viuzze di Peccioli, lungo le stazioni laiche del percorso en plein air che Alberto Bartalini, con la mostra "Caravaggio, caravaggini & Co" a cura di Paoli Diaz de Santillana e presentata da Vittorio Sgarbi, ha dedicato agli epigoni del celebre lombardo. L'idea di queste opere portate fuori dai musei e riprodotte nel centro del paese, gli è piaciuta molto, così ha deciso di farle visita. «Magnifico», esclama di fronte a una gigantesca "Madonna con bambino", «tutto questo funziona a meraviglia. La gente va coinvolta, aiutata ad interessarsi». Forse lo dice con un velo d'amarezza, ben conscio di quanto in genere avvenga soprattutto il contrario: di solito, la gente è aiutata a disinteressarsi. Su questo perverso meccanismo della modernità, che tutto centrifuga e tutto espelle, Gillo Dorfles ha pure scritto un libro, il cui eloquentissimo titolo è "Horror Pleni". «Le scorciatoie del conformismo sono insopportabili. A volte si fa fatica a riconoscersi nel proprio tempo». Ecco perché la serena maestà dei Caravaggini che gli sorridono dalle pareti degli assolati palazzi pecciolesi devono sembrargli, oltre a «una splendida soluzione per la promozione dell'arte», una specie di confortevole rifugio, di porto sicuro. L'appiccicosa calura di questo venerdì d'agosto non scoraggia la formidabile carica di quei 101 (il maestro è nato a Trieste nel 1910) portati in giro con un'eleganza disinvolta, spiccia, da luminare atteso a un'importante conferenza. «I quadri, così ingranditi, bisogna dire che sorprendono molto... Ah, ma guarda, fantastico!», sorride al "San Giovanni Battista con bambino" di Orazio Gentileschi, «ma che materiali avete usato? Sono tele speciali? Ah, e quindi, anche se coprono interamente la facciata, le finestre che sono dietro hanno comunque luce? Un miracolo, eh? E possono resistere alle intemperie per anni? Ma è incredibile...», si avvicina, tocca con mano. «Sembra pittura autentica... Ecco la Medusa... il gioco sui colori... lo stesso soggetto riprodotto in varie forme... be', d'altra parte sono decenni che la società ha abdicato all'idea dell'unicum...». Peccioli gli piace. Quella di oggi è la sua prima visita ufficiale. «È insolito, come paese. Molto, molto particolare. Adoro da sempre questo magnifico campanile. In tanti, a torto, l'hanno denigrato. Per via di quella singolare scelta di comprimere in un'unica struttura stili così diversi. Secondo me invece è magnifico», volta lo sguardo in direzione di Renzo Macelloni («Il presidente della Belvedere Spa è quello che rende possibile tutto questo», gli ha appena spiegato Bartalini), con la mano, dopo aver virtualmente accarezzato, con ampi gesti circolari, gli antichi edifici circostanti e la generosa cornice offerta dalla campagna della Valdera, gli sfiora l'avambraccio. «Dobbiamo farlo conoscere di più, questo paese. E anche di questo territorio si dovrebbe parlare molto di più. Ci sono tesori che nessuno conosce». Si ferma a soppesare gli spiazzanti cromatismi che accendono la "Cucina con vivandieri" di Astolfo Petrazzi. «Questi medaglioni dentro le arcate sono azzeccati. Il palazzo, poi, è stato restaurato bene...». «Questa è la "Fanciulla con canestro" di Paolini in originale», svolta l'angolo, si infila in una nuova viuzza, «e di qua invece c'è la stessa versione del quadro, però stravolta...». Bartalini gli anticipa un'idea per il prossimo anno: «Fare una cosa interamente dedicata a Benozzo Gozzoli, che è nostro ma, anche lui, nessuno lo conosce». «Bellissimo... tutto Gozzoli, da Pisa a Volterra, a San Gimignano. Non lo fanno mai vedere, Gozzoli. Dovete farla, questa cosa!». Si avvicina all'enorme tela che racchiude il "San Cristoforo" del Gentileschi, la sfiora con la mano. «Anche vista di notte, illuminata, dev'essere bellissima».
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