Attenzione
Industrie Toscane, gli operai chiedono spiegazioni su quel che sta accadendo
«Dateci certezze per il futuro»
Andreas Quirici
I dipendenti in assemblea coi sindacati davanti all'azienda
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PONTEDERA. Silenzio e volti attenti per gli oltre 100 lavoratori di Industrie Toscane all'assemblea di ieri. C'è da ascoltare i segretari dei sindacati che cercano di spiegare i passaggi della vicenda legata al fallimento di Tecnocontrol. Poi i dubbi, qualche battibecco e il caos con capannelli spontanei dove veniva chiesta un po' la stessa cosa: «Che ne sarà di noi?» Bella domanda, in effetti, a cui nessuno riesce ancora a dare una risposta concreta. Curatore fallimentare e Piaggio stanno lavorando per trovare una soluzione che garantisca la fornitura all'Azienda della Vespa, ma anche i livelli occupazionali. «Una soluzione potrebbe essere quella di avviare l'esercizio provvisorio, ripartendo con contratti a termine - spiegavano ieri i sindacati ai lavoratori riuniti nel piazzale di un'azienda di trasporti in via don Mazzolari, davanti ai cancelli di Industrie Toscane - per poi far svolgere un'asta con la condizione per i partecipanti di mantenere i livelli occupazionali». «Si, ma chi ci dice che poi quelli che subentrano decidano di non avere bisogno di tutto il personale?», altra domanda gettonatissima fra gli operai. E qui Marcello Casati, segretario provinciale di Uilm-Uil, allarga le braccia esclamando: «Qui la certezza non ce l'ha nessuno, purtroppo». In realtà ci sarebbero elementi che farebbero pensare il contrario, ma che passano in secondo piano agli occhi disincantati di chi lavora nella fabbrica della zona industriale La Bianca da tempo. «Sono qui da 11 anni e ho visto cambiare nome almeno 10 volte alla ditta - diceva un trentenne che abita sulle Colline pisane - il problema è che negli ultimi mesi la produzione era calata a causa dei problemi della Almec di Nusco ed era allora che andava posto il problema. Ora potrebbe essere tardi». «Perché non facciamo fallire Industrie Toscane, visto che non paga lo stipendio da giugno?» è un altro quesito dei lavoratori a cui Maurizio Iacoponi dell'Uglm ha risposto dicendo che «questa soluzione allungherebbe i tempi per riavviare la produzione». Fabio Carmignani della Fiom-Cgil al centro di un capannello. Angelo Mangino della Fim-Cisl a colloquio acceso con una ragazza mora e con altre sue colleghe che gli chiedono garanzie per il futuro, spiegando loro che il sindacato dovrà fare ulteriori passaggi sia con Piaggio che con Industrie Toscane. Quest'ultima, tra l'altro, dopo aver annunciato l'apertura dell'azienda lunedì, ha presentato richiesta per 13 settimane di cassa integrazione. In ballo ci sono anche 30 contrattisti, oltre ai 136 dipendenti, che dovranno essere tutti tutelati allo stesso modo. «Sarà, ma se Industrie Toscane fallisce io ho tre anni di mobilità, più due di prepensionamento prima di andare in pensione. Con la soluzione prospettata dai sindacati ho solo quattro mesi di contratto», è il realistico commento di un 55enne dipendente dell'impresa fornitrice di Piaggio. Dubbi, perplessità, situazioni personali che hanno reso l'assemblea "en plein air" di ieri un passaggio non molto costruttivo soprattutto per i lavoratori. Lunedì, intanto, si presenteranno tutti ai cancelli per capire qualcosa di più del loro futuro.
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