La manifestazione
Ombre sul distretto conciario: la crisi dei mercati rischia di far contrarre le esportazioni
Un codice etico per le aziende
Giacomo Pelfer
I contoterzisti: «Si dia lavoro solo a chi rispetta la regole»
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SANTA CROCE. E' un rientro pieno d'interrogativi e paure quello che attende le aziende del comparto conciario al termine delle ferie. Di fronte alle difficoltà dei mercati internazionali sono in molti a temere un contraccolpo per le esportazioni, che nella prima metà dell'anno avevano trainato l'incremento di produzione nel comprensorio del Cuoio. Già con l'inizio dell'estate, del resto, con il passaggio dalla produzione invernale a quella estiva, i segnali sono stati tutt'altro che positivi. Occorrerà capire se si tratta di un passaggio fisiologico o se gli effetti saranno più pesanti. Il presidente dell'Associazione conciatori di Santa Croce Franco Donati parla di «un bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto». «Dipende - spiega -: da un lato abbiamo registrato un incremento di produzione del 10% nei primi sei mesi dell'anno (un risultato che è andato oltre le aspettative); dall'altro, però, con il passaggio all'estivo, abbiamo assistito ad un luglio molto fiacco, che ha lasciato un po' d'incertezze per il futuro. A questo si è aggiunta poi la recente crisi finanziaria, con il timore di un possibile contraccolpo psicologico sui mercati. Ma il vero problema rimane il costo delle materie prime, cresciuto quasi del 200% in due anni». Nonostante le difficoltà, tuttavia, Donati assicura di non avere notizie di concerie in gravi situazioni di crisi per l'immediato futuro. «Non ci sono voci particolari - dice -, anzi, anche le aziende di prodotti chimici si mostravano abbastanza soddisfatte prime delle ferie». Nel breve periodo, però, la situazione rimane sicuramente più complessa per le aziende conto terzi: l'affollata base dei piccoli imprenditori sulla quale poggia l'intero comparto. «I dati che il distretto ha raggiunto tra il 2010 e la prima metà del 2011 - ricorda la presidente dell'Assa Rossella Giannotti - sono stati i migliori di tutta la Provincia. La situazione internazionale, tuttavia, si è fatta davvero pesante, e questo mi preoccupa molto. Pensare che l'export possa continuare a tirare la produzione senza subire contraccolpi mi pare molto improbabile: le esportazioni sono un fattore indipendente rispetto alle scelte economiche interne al distretto. La filiera produttiva non è cambiata, non c'è stato un vero miglioramento. Del resto, anche aver avviato l'estivo già a luglio non è un bel segnale: un tempo si proseguiva con l'invernale, che a volte si trascinava fino a settembre. Se dovessero ricrearsi le criticità del 2009 non so quanti di noi riuscirebbero a sopravvivere». Le incertezze sul futuro tengono vivo il tema della questione etica, innescata dai recenti dati della direzione provinciale del lavoro, che ha riscontrato irregolarità in oltre il 60% delle 51 aziende ispezionate dall'inizio dell'anno, quasi tutte di piccole dimensioni. Numeri allarmanti, ma che potrebbero crescere, secondo Giannotti, nel caso di una nuova battuta d'arresto alla produzione. «Ci sarebbe un ulteriore aumento delle ditte che vivono ai limiti della legalità - afferma -. Sono fenomeni da condannare; i contoterzisti hanno grandi responsabilità, ma non si può pensare d'intervenire solo a valle: anche le concerie committenti non possono preoccuparsi soltanto di affidare il lavoro al minor prezzo. E' una logica che deve cambiare, nell'interesse di tutto il comparto, perché le nostre concerie non sono attrezzate per fare a meno dei contoterzisti». «Interverremo nei prossimi giorni - gli fa eco Donati - per invitare i nostri associati a servirsi solo delle ditte che rispettano le regole. Anche le grandi firme ci chiedono di sottoscrivere un codice etico. Non si può pensare di superare la crisi con il lavoro nero».
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