Proteste
Pecora sbranata da un lupo
Jacopo Paganelli
A Lajatico un allevatore ha assistito all'attacco
3 MINUTI DI LETTURA
LAJATICO. Il lupo torna a farsi vivo. Lo fa ormai in maniera sempre più frequente. E, soprattutto, sempre meno lontano dall'uomo. Quelli che una volta erano animali che prediligevano i luoghi selvatici come le foreste, scendono dai monti alla ricerca di prede più facili. Anche se - si mormora fra i cacciatori - la selvaggina è pressoché sparita: segno che il carburante naturale è finito, e ci si rivolge a quanto ha preparato la mano dell'uomo. La fame fa infatti uscire il lupo dal bosco, recita un antico detto. La zona più funestata dagli attacchi dei grossi predatori è Lajatico, nell'alta Valdera. Sempre di più le segnalazioni da parte di allevatori che vedono i propri capi di bestiame sbranati dai lupi. Ma questa volta, oltre all'opera venatoria del canide, sul piatto c'è anche un incontro ravvicinato del terzo tipo con l'uomo. Colpisce la storia di Alessandro Gronchi, agricoltore dello stesso comune, che può ancora - per sua fortuna - raccontare la vicenda che lo ha visto protagonista insieme al padre. «Sono sempre di più i predatori che fanno sparire le pecore, e la situazione è davvero insostenibile. Martedì pomeriggio, mentre seguivo il gregge, mi sono accorto che un grosso lupo stava mangiando una pecora. Erano le 17», racconta il malcapitato. Se nelle fiabe si legge infatti che il lupo è un animale notturno e schivo, legato piuttosto a un clima rigido, i raid nel pieno di un pomeriggio estivo devono far ripensare l'opinione comune. «Appena l'ho visto intento a dilaniare e sbranare la pecora, con una coscia in bocca, ho allertato mio padre. Insieme, col bastone, gli siamo andati incontro, provando a scacciarlo a suon di urla. Ma lui non ha voluto sapere: ha finito il pasto e poi se n'è andato, non senza prima averci fatto indietreggiare. Solo ora mi rendo conto di aver corso un grandissimo rischio», continua Gronchi. «Al di là del rischio per l'uomo, che ci hanno assicurato più volte essere pressoché inesistente, mi preoccupo piuttosto per il ritorno economico negativo della mia attività. Le pecore superstiti subiscono infatti uno stress incredibile: quelle incinte abortiscono spontaneamente e il resto non produce più latte per qualche giorno». A chi risponde si tratti di attacchi di cane randagi, gli allevatori rispondono per le righe. «Proprio mercoledì mattina sono venuti i medici dell'Asl, che hanno rilevato i segni distintivi e inequivocabili dell'attacco tipico del lupo. A Orciatico hanno avvistato addirittura un branco composto da 3-4 animali». Anche Sergio Nencioni, compaesano di Gronchi, tira dritto. «Le foto dell'aggressione al gregge che ho subìto ai primo d'agosto sono agli atti della polizia provinciale» dichiara. «Un perito specializzato ha accertato che il colpevole è sempre il solito. Qui nella zona è un bel problema: non passano 2-3 giorni che non subiamo i blitz dei lupi. E dubito che le misure precauzionali che la Provincia ha intenzione di adottare, come la recinzione elettrificata, funzioneranno».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google