Sicurezza
Compro un antibiotico ma non voglio far sapere quanti soldi guadagno
Francesca Ferri
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A sinistra una farmacista mostra i documenti da compilare per i nuovi ticket a destra una signora firma i moduliProteste, soprattuto nei paesi, perché i nuovi ticket non tutelano a sufficienza la privacy
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PONTEDERA. «Sono molto scocciato», dice Vincenzo Catalano appena uscito dalla farmacia di Cascine di Buti, duemila ottocento anime in tutto. In una mano la busta con i medicinali, nell'altra la manina della figlioletta. «Con due bambini spesso mi devo rivolgere alla farmacia. Faccio l'artigiano e non mi sembra giusto dover far sapere quanto guadagno».
Chi l'avrebbe mai detto che per comprare un antibiotico toccasse srotolare l'elenco dei propri averi. Eppure con le nuove regole sui ticket, prima di varcare la soglia della farmacia bisogna passare dal commercialista e farsi fare i conti in tasca. E non a tutti va giù di far sapere al camice bianco e agli altri clienti "di banco" cosa si ha sotto il materasso. Soprattutto nei piccoli paesi, come quelli della Valdera, dove, è vero, si vive come in una grande famiglia nella stessa casa, ma per certe cose è meglio tenere la porta della propria stanza chiusa.
Serratissima, tradizionalmente, è la "porta" sui redditi, gelosamente custoditi da persone di tutte le età. Il nuovo diktat sulle ricette mediche, però, impone che per pagare il dovuto per i farmaci si debba presentare l'Isee o il reddito familiare. Una novità «per garantire equità e tutela», spiega la Regione. Tutela sì, ma non nella privacy, a quanto pare.
Ed è curioso notare che, in un posto come la farmacia, dove tutt'al più uno vorrebbe non far sapere che ha le verruche o giù di lì, la nuova breccia nel diritto alla riservatezza dei toscani non è legata ai malanni ma riguarda piuttosto i propri quattrini.
Le strisce gialle "anti-ficcanaso" che, dall'introduzione della legge sulla privacy in poi, pretendono di tutelare i pazienti, non sembrano funzionare per la tutela dei contribuenti. Il Centro di Counseling oncologico della Regione, per l'occasione abilitato a dare anche informazioni sulle nuove modalità dei ticket progressivi, sta raccogliendo lamentele di cittadini che, più che i costi aggiunti, non vedono di buon occhio spifferare al farmacista la loro situazione economica. Tante sono le lettere e le segnalazioni arrivate anche al Tirreno e tanti i malumori tra gli scaffali di sciroppi e pomate, soprattutto nei piccoli centri, dove la farmacia è una e dove, al contrario di quanto succede in città, c'è poca possibilità di "tradire" la propria croce verde per comprare medicinali - e sbandierare il reddito - andando dove nessuno ci conosce.
«Io la pensione nemmeno ce l'ho eppure ho un sacco di medicine da prendere tutti i giorni», si sfoga Pierina Mancini, classe 1930. «Perché devo far sapere se ci ho due case o no? Meglio pagare il ticket intero, tanto qui si prende in tasca sempre noi».
Qualcuno, in verità, non sembra troppo turbato. «Ho una malattia cronica per la quale non ci sono cure - spiega Maria Giannessi appena uscita con un bustone dalla farmacia di Calcinaia - eppure tante medicine le devo pagare per intero. Che differenza fa, per me, far sapere quanti soldi ho?».
Il malcontento si respira anche tra i farmacisti. Da Cenaia, dove si sono ribattezzati "farmacisti-ragionieri", a Fornacette, dove si segnalano diversi metodi "Pierina" (pagare tutto e subito, ma tenere sotto chiave i segreti dell'Isee), fino a Montefoscoli e Fauglia, dove il farmacista è l'ex sindaco Riccardo Froli, il coro è unanime: chiedere il reddito imbarazza. Nel paese natale del governatore Rossi, Bientina, l'atrio della farmacia è intanto diventato agorà di comizi. «Non ce n'è uno che non si lamenti», spiega la titolare. Che sia questa la via perché i cittadini non badino troppo ai rincari?
Chi l'avrebbe mai detto che per comprare un antibiotico toccasse srotolare l'elenco dei propri averi. Eppure con le nuove regole sui ticket, prima di varcare la soglia della farmacia bisogna passare dal commercialista e farsi fare i conti in tasca. E non a tutti va giù di far sapere al camice bianco e agli altri clienti "di banco" cosa si ha sotto il materasso. Soprattutto nei piccoli paesi, come quelli della Valdera, dove, è vero, si vive come in una grande famiglia nella stessa casa, ma per certe cose è meglio tenere la porta della propria stanza chiusa.
Serratissima, tradizionalmente, è la "porta" sui redditi, gelosamente custoditi da persone di tutte le età. Il nuovo diktat sulle ricette mediche, però, impone che per pagare il dovuto per i farmaci si debba presentare l'Isee o il reddito familiare. Una novità «per garantire equità e tutela», spiega la Regione. Tutela sì, ma non nella privacy, a quanto pare.
Ed è curioso notare che, in un posto come la farmacia, dove tutt'al più uno vorrebbe non far sapere che ha le verruche o giù di lì, la nuova breccia nel diritto alla riservatezza dei toscani non è legata ai malanni ma riguarda piuttosto i propri quattrini.
Le strisce gialle "anti-ficcanaso" che, dall'introduzione della legge sulla privacy in poi, pretendono di tutelare i pazienti, non sembrano funzionare per la tutela dei contribuenti. Il Centro di Counseling oncologico della Regione, per l'occasione abilitato a dare anche informazioni sulle nuove modalità dei ticket progressivi, sta raccogliendo lamentele di cittadini che, più che i costi aggiunti, non vedono di buon occhio spifferare al farmacista la loro situazione economica. Tante sono le lettere e le segnalazioni arrivate anche al Tirreno e tanti i malumori tra gli scaffali di sciroppi e pomate, soprattutto nei piccoli centri, dove la farmacia è una e dove, al contrario di quanto succede in città, c'è poca possibilità di "tradire" la propria croce verde per comprare medicinali - e sbandierare il reddito - andando dove nessuno ci conosce.
«Io la pensione nemmeno ce l'ho eppure ho un sacco di medicine da prendere tutti i giorni», si sfoga Pierina Mancini, classe 1930. «Perché devo far sapere se ci ho due case o no? Meglio pagare il ticket intero, tanto qui si prende in tasca sempre noi».
Qualcuno, in verità, non sembra troppo turbato. «Ho una malattia cronica per la quale non ci sono cure - spiega Maria Giannessi appena uscita con un bustone dalla farmacia di Calcinaia - eppure tante medicine le devo pagare per intero. Che differenza fa, per me, far sapere quanti soldi ho?».
Il malcontento si respira anche tra i farmacisti. Da Cenaia, dove si sono ribattezzati "farmacisti-ragionieri", a Fornacette, dove si segnalano diversi metodi "Pierina" (pagare tutto e subito, ma tenere sotto chiave i segreti dell'Isee), fino a Montefoscoli e Fauglia, dove il farmacista è l'ex sindaco Riccardo Froli, il coro è unanime: chiedere il reddito imbarazza. Nel paese natale del governatore Rossi, Bientina, l'atrio della farmacia è intanto diventato agorà di comizi. «Non ce n'è uno che non si lamenti», spiega la titolare. Che sia questa la via perché i cittadini non badino troppo ai rincari?
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