Il Tirreno

Pontedera

L’immobiliarista di Navacchio ripercorre la sua carriera trascorsa nel segno dell’etica

Morganti festeggia vent'anni di attività

Jacopo Paganelli
Adriano Morganti
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Adriano Morganti

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 NAVACCHIO. Una vita fra case e immobili. Sempre però guardando alla persona e all'interesse del cliente, in un'etica professionale che sa davvero d'altri tempi. Questa in sintesi la carriera di Alessandro Morganti, classe 1967, titolare dell'omonima agenzia immobiliare di Navacchio, ora anche a Fornacette. Attività che, il 26 agosto, compirà vent'anni.  «Dall'87 al '91 ho fatto pratica nello studio di mio zio», pesca nella memoria Morganti. Poi, la decisione di mettersi per conto proprio, anche se tra mille difficoltà economiche. «Quando sono partito avevo solo 500mila lire in tasca, senza neppure la macchina da scrivere per compilare la domanda di ammissione al test di abilitazione per agenti immobiliari».  Dopo aver superato lo scoglio, però, Morganti ha potuto contare sulla fiducia di persone che rimarranno sempre speciali. «Ho collocato il mio studio in affitto nel locale della famiglia Poli che mi ha sempre dato fiducia, nonostante fossi alle prime armi». Fondamentali per la sua esperienza professionale anche i notai della zona, come Paciarelli e Buggiani - oltre al commercialista Massimo Del Cesta - che gli hanno insegnato la pratica di vendere immobili, sempre anteponendo l'etica al profitto.  «Mi sono pian piano creato una clientela affezionata, facendo un'accurata selezione di società e clienti», prosegue Morganti. «Non ho mai operato in partecipazioni immobiliari strane, come fanno diversi miei colleghi. Se devo tirare l'orecchio a qualcuno, non esito mai a farlo».  Nonostante l'ancoraggio solido, la difficile congiuntura economica mette a dura prova le spalle larghe della sua società. «Il momento è dei peggiori. Se il potere d'acquisto non si risolleva, il mercato immobiliare continuerà a stagnare. Il settore è alla canna del gas, ma confido che ci risolleveremo».  Una mano la dà la famiglia, porto sicuro della storia umana e professionale di Alessandro. «Mio figlio studia geometri e un giorno gli lascerò il mio lavoro».

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