Il dolore
A causa delle difficoltà nelle commesse della componentistica, potrebbe slittare la riapertura dei cancelli
Piaggio, il rientro è a rischio
Andreas Quirici
Dopo il fallimento della Tecnocontrol ci potrebbero essere conseguenze
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PONTEDERA. Fa caldo in strada, ma non tanto quanto nello studio commerciale di Antonio Nazaro, nominato curatore fallimentare per decretare la parola fine alla storia di Tecnocontrol, dopo il pronunciamento del giudice Magnesa. Una sentenza lampo, comunicata martedì, che potrebbe non bastare per evitare di posticipare il rientro al lavoro in Piaggio, fissato per il 29 agosto. «Il rischio è reale, sarà difficile che per quel giorno gli operai della fabbrica della Vespa tornino regolarmente a lavoro», si dice negli ambienti metalmeccanici della Valdera. Del resto, le caselle da mettere in fila sono numerose. «Il mio compito sarà quello di tutelare gli interessi dei creditori, compresi la Piaggio e i lavoratori che rischiano il loro posto», spiega lo stesso Nazaro, rientrato dalle vacanze proprio perché «i tempi sono strettissimi». C'è da sistemare la commessa di componenti per Piaggio che Tecnocontrol "girava" all'azienda del suo gruppo Industrie Toscane. Due aziende creditrici dell'azienda di Collesalvetti sarebbero pronte a rilevarla, anche con l'aiuto di Piaggio. Poi ci sono i 120 dipendenti di Industrie Toscane che non hanno riscosso il mese di luglio e che sono molto preoccupati per il loro futuro. Far incastrare la commessa per Piaggio con la loro esperienza e professionalità non sarà facile. Ma è uno degli aspetti su cui si gioca la partita più delicata, quella del lavoro da far rimanere in Valdera. «Tecnicamente abbiamo molte soluzioni a disposizione - sottolinea il curatore - ma trovare una soluzione in tempi brevi non sarà semplice». Difficile che Industrie Toscane così com'è venga coinvolta nell'operazione, visto che appartiene alle stesse persone contro le quali si è mossa Piaggio. Nazaro esaminerà in maniera approfondita le carte e poi incontrerà i rappresentanti di Piaggio. I sindacati sperano di poter a loro volta parlare con il curatore, in modo da offrirgli un quadro quanto più completo possibile della situazione, compresi i dubbi sul futuro dei 120 di Industrie Toscane che lo stesso Nazaro ritiene «creditori a loro volta di Tecnocontrol». Intanto, però, la decisione presa dal giudice Magnesa ha trovato l'approvazione delle quattro sigle sindacali, specie sui tempi adottati: «Fin da subito avevamo auspicato celerità da parte del tribunale nel prendere una decisione. Per fortuna è stato evitato un braccio di ferro che sarebbe stato dannoso per tutti. Ora che il primo passo è arrivato servirà una soluzione che coinvolga tutte le parti in causa per evitare tracolli produttivi a Piaggio e al suo indotto, ma anche agli operai che più di tutti rischiano il loro posto nell'immediato». Il tic-tac dell'orologio, però, è inesorabile. Mancano "solo" 11 giorni all'ora x, quindi tutto dovrà essere fatto più o meno in una settimana. Ma dovrà essere trovata una soluzione che consenta stabilità nella fornitura dei componenti prodotti finora da Industrie Toscane e che negli ultimi tempi è venuta meno, proprio per le difficoltà incontrate da Tecnocontrol, mettendo a rischio la produzione della stessa Piaggio e delle aziende metalmeccaniche collegate al colosso delle due ruote. Una stabilità possibilmente con aziende della Valdera.
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