Il Tirreno

Pontedera

Il mito di Giuseppe Cau solletica l'intuito di Pie col marchio della mitica 94

Andrea Lanini
L’artigiano di Taiwan Pie Lu in una foto con il pilota Giuseppe Cau al Museo Piaggio
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L’artigiano di Taiwan Pie Lu in una foto con il pilota Giuseppe Cau al Museo Piaggio

Scoppia la mania tra i giovani vespisti di Taiwan e l'artigiano orientale fa nascere una linea sul pilota

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PONTEDERA. In Oriente dilaga la Cau-mania. In quest'afosa estate 2011, i giovani vespisti di Taiwan hanno un solo, inderogabile obiettivo: avere un gadget che ricordi le imprese di Giuseppe Cau, il piccolo grande pilota romano che, assieme a un favoloso squadrone da leggenda motorizzato Piaggio, nel 1951 trionfò alla Sei Giorni Internazionale di Varese, diventando (e rimanendo indefinitamente) il corridore più giovane di sempre ad aver vinto una medaglia d'oro in sella a una Vespa.  Oggi, a distanza di sessant'anni, c'è un artista della pelle che su quelle scooteristiche gesta sta costruendo tutta una personalissima linea di moda. Si chiama Pie Lu: taiwanese, 28 anni, mani abili, fantasia fervida e, a fare da imprescindibile, indispensabile background, una passione sconfinata e viscerale per l'invenzione a due ruote di D'Ascanio. Il mitico Cau, che a 28 anni aveva già vinto di tutto (quando fece la Sei Giorni ne aveva 23), non era mai stato così fashion: in questi giorni, amabili modelle dagli occhi a mandorla posano leggiadre con t-shirt che sul petto hanno il fedele ritratto di lui e della sua Vespa numero 94, così come apparivano a Varese.  Dai portachiavi alle magliette, dai portafogli ai cappellini. Pelle, stoffa e colori. Il soggetto è sempre lui, "nonno Giuseppe", come Pie chiama il suo idolo. Si sono conosciuti l'anno scorso al Museo Piaggio. Pie, "leather designer from Taiwan" (come recitano le note biografiche sul suo sito, www.wix.com/happy19831405), assieme alla fidanzata Janette, era arrivato a Pontedera per documentarsi sull'oggetto amato, per visitarne il luogo di nascita, per carpire materiali ed elementi nuovi con cui alimentarne il culto. Aggirandosi con occhi abbagliati tra i modelli storici di quella fantastica collezione, si è avvicinato alle Vespe da corsa: la numero 38, quella su cui Cau e la squadra Piaggio, nel 1950, a Perugia, sbaragliarono la concorrenza alle gare di velocità; e naturalmente la numero 94. Accanto alla 94, c'era Cau. In carne e ossa, coi suoi biglietti da visita sempre pronti (anche quelli tutti decorati con sfondi vespistici), col suo patrimonio di aneddoti, con la sua voglia di divulgare il ricco repertorio di memorabilia legato all'epopea del reparto corse della Piaggio.  Quando il giovane di Taiwan ha capito che il signore che gli stava di fianco era lo stesso che, nella grande foto lì davanti, appariva accanto a D'Ascanio, si è sentito raggiungere un immediato, irresistibile colpo di fulmine emozionale. È nata un'amicizia, prima di tutto. Ma anche, per Pie Lu, un'inaspettata virata da imporre alla propria produzione artigianale in pelle, allegra sterzata dovuta alla fitta corrispondenza che Cau e Lu tengono in piedi grazie a Internet, e che fa rimbalzare da una parte all'altra del globo centinaia di foto: Cau, da quaggiù, invia le immagini in bianco e nero dei suoi trionfi; Pie, da laggiù, manda indietro immagini di suoi manufatti che di quell'iconografia d'epoca ricalcano i fasti. Il circolo si autoalimenta. Chissà dove arriveranno. Attenti a quei due.

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