Sicurezza
Ferragosto nel deserto, sos anziani
Francesca Ferri
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Uno scorcio di corso Matteotti a Cascina deserto In basso il sindaco Alessio Antonelli Carli (Uil): «Per le fasce deboli si garantisca un terzo di attività aperte»
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CASCINA. Non è un paese per Ferragosto. È facile, per chi è rimasto a Cascina lunedì scorso, descrivere come si presentava il paese nel giorno più caldo dell'estate. Sotto il sole battente, un nugolo di anziani si aggirava incredulo per strada. Non un negozio o un bar aperto, saracinesche sprangate e silenzio di tomba, la spiaggia e i gavettoni lontani mille miglia dall'umore di chi, per scelta o per necessità, non si è potuto muovere. La denuncia è di Giuseppe Carli, referente per il sociale della Uil, che non usa mezzi termini e parla di "desertificazione". «Cascina, il giorno di Ferragosto, sembrava un paese abbandonato - spiega -. Il corso Matteotti, cuore del comune, con tutti i bar chiusi. Poche persone, quasi tutti vecchi, si guardavano intorno smarriti, nell'improbabile ricerca di un viso amico, di calore umano». Al di là di un servizio mancato, infatti, quello che allarma Carli è che, con i negozi chiusi, va in ferie soprattutto la socialità. «Dare per scontato che tutti sono in ferie - spiega Carli - è sbagliato. Almeno un terzo della cittadinanza rimane e sono elettori e contribuenti che hanno diritto a non essere dimenticati. E poi si parla tanto di non lasciare soli gli anziani d'estate. Chi per caso è capitato in paese e ha trovato chiuso, di certo non torna più. Cascina ha grandi potenzialità, non può essere svilita lasciandola all'anarchia commerciale». Questo, infatti, secondo il sindacalista è il problema. Non esiste un piano di aperture che garantisca servizi minimi anche nelle festività. «L'amministrazione comunale - spiega Carli - ha l'obbligo di organizzare in turni le chiusure degli esercizi pubblici. Lasciare l'apertura alla discrezionalità dei proprietari, che ragionano solo in termini di convenienza, è sbagliato. Il Comune, concedendo la licenza, deve stabilire criteri fra cui l'obbligo di tenere aperto almeno un terzo degli esercizi per particolari festività in cui tutti vorrebbero chiudere».
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