Il Tirreno

Pontedera

Stella e i quadri da non dipingere di rosso

 Gian Ugo Berti
Stella e i quadri da non dipingere di rosso

È argentina e vive a Casciana Alta: fa composizioni con la sabbia

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 CASCIANA ALTA (Lari). In Argentina c'è una montagna alta quasi come il Monte Bianco, chiamata dei " Sette colori". Ilnome deriva dalle colorazioni dei sali minerali che compongono le rocce: silicio, quarzo, antracite, calcio. Dalla loro disgregazione si formano una sottile sabbia ed una polvere che gli indios locali usavano per creare composizioni artistiche, disegni artigianali di animali, monti, alberi, figure umane. Le tecniche sono arrivate intatte fino ai giorni nostri grazie all'estro creativo di artisti capaci di tramandare un piccolo mondo ricco e affascinante, fatto di sfumature cromatiche e sinuosità, dove la sabbia è la protagonista, granello dopo granello.  Ma la sabbia può volar via. L'idea è invece ora di racchiuderla in un contenitore trasparente qual è il vetro. Come spiega la pittrice italo-argentina Stella Maris Garcia, «oggi dentro quelle bottiglie e quei colori rivive la mia vena artistica e la voglia di libertà».  Sì perché lei, nata pittrice impressionista a Mar de la Plata, ha subìto per anni la censura della dittatura nella vita privata e nell'arte. Due percorsi paralleli che si sovrappongono drammaticamente nelle umiliazioni e nelle speranze. «La dittatura, come l'ho vissuta, ha tanti volti - racconta - L'orrore delle deportazioni, i campi di concentramento e tortura, ignorati dal resto del mondo. Nel 1978, in Argentina si svolgevano i campionati mondiali di calcio,ma nessuno parlò di noi. E poi la vessazione dell'arte come espressione di libero pensiero. La vita di un pittore è l'insieme dei colori, ebbene l'oligarchia non accettava quelli compromettenti come il rosso, perché marcava una precisa identità politica, era poi vietato usare parole come popolo, operaio, proletariato, folklore e cubismo. Insieme alla democrazia scompariva anche la nostra cultura. Non si sa più nulla di scrittori, pittori, cantanti, compositori, giornalisti. Il lasciapassare nella vita quotidiana era il possesso dei documenti personali. Se trovata sprovvista ad un controllo di polizia, sarei stata fatta sparire come migliaia di cittadini, senza colpa».  Nonostante questo clima, aggiunge «sono però riuscita a ottenere un diploma di ragioneria e a studiare all'università, seguendo corsi di biologia, laboratorio chimico e medicina nucleare. Guadagnavo 30 dollari al mese e se non fosse stato per la vendita dei quadri, sarei morta di fame».  Si è lasciata alle spalle un mondo di morte che ha trascinato con sé amici e parenti. «Ero stanca di persecuzioni - prosegue - soffocata per il mancato rispetto di essere umano, obbligata dalla censura ad un percorso artistico, mentre ancora troppo lenta si stava dimostrando la nuova strada della democrazia, anche dopo l'uscita di scena dei generali e l'instaurazione di un governo repubblicano».  Da qui, la decisione irrevocabile di cambiare. Prima la Spagna, a Valencia coi parenti di suo padre, poi l'Italia (la mamma è pugliese di Bisceglie). «Decido di sistemarmi in Toscana - dice ancora -, con mio marito Carlos, anche lui italo-argentino, che ha la famiglia a Casciana Alta. E' l'inizio degli anni '90. So fare poche cose, dipingo, disegno sulla sabbia e sono tecnica di Radiologia e medicina nucleare. E la fortuna questa volta comincia a girare. Professionalmente e umanamente sono grata al professor Pinchera di Pisa e al dottor Figliucci di Pontedera per gli insegnamenti ricevuti e il comune percorso. Ora sono in grado di poter lavorare ogni anno in Argentina con contratti a termine. Ma non basta. Dentro di me, è forte sempre più lo spirito artistico".  La osserviamo, curiosi e rapiti, dalla certosina abilità delle mani, all'interno di una bottiglia di pochi centimetri di lunghezza, simile ad un orologiaio alle prese con minuscoli congegni. Intorno a lei, quello che chiama "laboratorio", vasetti di plastica pieni di sabbia di ogni colore, da cui trae granello per granello, la materia prima. «Basta avere un imbuto, un cucchiaio da cucina, aghi lunghi e poi tanta, infinita pazienza - svela - Questi oggetti, nati e mantenuti interamente artigianali, derivano da un'antica e poco diffusa tecnica di creare disegni, strato su strato di sabbia, spostandola proprio con i particolari strumenti, adattabili via via alle diverse esigenze della composizione. Il contenitore di vetro rappresenta quindi la cornice ideale. Con mio marito, abbiamo nel tempo modificato ed allargato la tecnica, ricorrendo ad altri elementi granulari, come la polenta, il granoturco e soprattutto la terra rossa della Valdera, unica per la sua particolare cromaticità. Dopo 20 anni di vita in Toscana, abbiamo abbinato la metodica al paesaggio e catturato volta per volta colori davvero unici delle colline, che colpiscono l'anima ed ammaliano gli occhi di chi le osserva. Ah, nei miei quadri e nei miei disegni ora è ricomparso il colore che preferisco, il rosso, simbolo di passione e tenacia. La violenza può piegare e soffocare la cultura, non spezzarla o ucciderla, prima o dopo ritorna e più bella di prima».

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