Il Tirreno

Pontedera

Il mio palco? La facciata di una casa

Andrea Lanini
Il mio palco? La facciata di una casa

Marco Mannucci, singolare artista pontederese della danza in verticale

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 PONTEDERA. Il dolce inganno che questo artista somministra ad ogni replica appare in tutta la sua suggestiva evidenza anche solo dalle foto. Trasformare le facciate dei palazzi nel più naturale dei palcoscenici. Utilizzare la loro ampia, solida verticalità di masse inesorabilmente perpendicolari al terreno, facendo finta di essere a tu per tu con la più orizzontale e agevole delle superfici, col più livellato dei prosceni. Ne scaturisce un ironico, suggestivo, eloquentissimo ribaltamento di prospettive: chi è lassù, per aria, assicurato da imbracature da scalata, ha la fluttuante disinvoltura delle creature di Chagall; chi è a terra, pur libero da vincoli, diventa l elemento incongruo della rappresentazione, l agente spiazzante. Noi, coi piedi comodamente attaccati al suolo, poggiati sulla certezza granitica dei nostri ormeggi, siamo costretti a riflettere sui nostri stessi equilibri. Sentirci così impacciati di fronte a tanta inspiegabile levità ci fa bene, l effetto è catartico. E infatti la domanda, mentre si seguono con lo sguardo le evoluzioni aeree di Marco Mannucci, sorge spontanea, felicemente inevitabile: che sognare non sia poi così difficile? No che non lo è, ci insegna questo ragazzo pontederese che degli spettacoli su facciata ha fatto la sua specialità. Ha creato una compagnia: «Mattatoio Sospeso» (www.mattatoio.org). In Italia, è uno dei pochissimi interpreti di questa particolare modalità di spettacolo che al suo interno fonda, dissimulando sforzi fisici da alpinisti dietro soavità di trina, la disciplina (di origine francese) della «danse verticale», il teatro di strada, il circo. Sempre alla ricerca di nuove forme di rappresentazione, l ha ulteriormente personalizzata, aggiungendo la musica dal vivo e l interazione con il video (molte delle sue performance vivono incastonate nei video-fondali del «teknoartista» Giacomo Verde); e anche «scegliendo di lavorare ad altezze medio basse - di solito non superiamo il primo piano - e molto vicini al pubblico, così da conferire al tutto una connotazione più intima, grazie anche al fatto che le nostre voci, in questo modo, non hanno bisogno di amplificazione». Partito dal teatro tradizionale grazie a diverse collaborazioni con la Fondazione Pontedera Teatro, è a Lari che Marco ha trovato la strada che portava al cielo. «Artisticamente, sono nato grazie a «Collinarea». Era il 2006, avevo 28 anni. All inizio neanch io sapevo cosa sarebbe venuto fuori, da tutto quel mischiare alpinismo, danza, teatro...». Ciò che venne fuori fu «Sospensione N 1», il primo spettacolo di «Mattatoio Sospeso». Era solo un lieto prologo. Ben presto, incoraggiato dall entusiasmo con cui il pubblico rispondeva alle sue manovre da barone rampante, sono arrivati i lavori successivi. «Il secondo è stato «Diablesque»: fascinazioni medievali, maschere, commedia dell Arte. Poi, nel 2008, ho messo su «Pinocchio», che abbiamo presentato a «Fiabesque», a Peccioli. Lo spettacolo dopo, «Elastik», era tutto giocato su un elemento-simbolo: le corde elastiche da bungee jumping. L ultimo è «Les amants du ciel», che ha debuttato nel 2010, al festival «Tutti matti per Colorno»». Non volteggia da solo, Marco. Con lui ci sono spesso Maurizio Gasperini, ginnasta e acrobata, e Alessandra Lanciotti, ballerina romana (le scenografie sono affidate a Giovanni Berti). Alessandra e Marco danzano felici su facciate di palazzi, come se qualcuno, alla chetichella, avesse ruotato il mondo di 180 gradi.

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