Il Tirreno

Pontedera

Settore in via di estinzione: allevamenti a picco dell’80%. La Cia: soffocati dalla burocrazia

Zootecnia, 400 posti di lavoro a rischio

Cupelli presidente Cia
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Cupelli presidente Cia

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 VOLTERRA. La zootecnia rischia la morte per asfissia. Secondo i dati del censimento dell'agricoltura, tra il 2000 ed il 2010 gli allevamenti sono passati da 47.937 a 9.888, con un'allarmante riduzione dell'80%. In Valdicecina resistono, tra grandi difficoltà, 100 allevanti che danno ancora lavoro a 400 persone. Ma la crisi è forte, pesante, profonda. A soffocare le imprese del settore è un sistema normativo che impone vincoli, obblighi ed adempimenti assolutamente sproporzionati ed ingestibili per i piccoli allevatori.  La Cia di Pisa, attraverso il suo presidente Francesca Cupelli, ha apprezzato l'iniziativa ed è pienamente in linea con le posizioni del presidente di Cia Toscana Giardano Pascucci. Per la Cia la sfida per il rilancio della zootecnia toscana passa per una strategia di valorizzazione del patrimonio zootecnico toscano e del modello di allevamento estensivo e diffuso sul territorio, che per essere competitivo ha bisogno che si sviluppino tre azioni strategiche fondamentali: organizzazione della filiera con l'obiettivo di aumentare il reddito dei produttori, valorizzando il prodotto toscano di qualità e promovendo la filiera corta in tutte le sue forme; innovazione tecnologica ed imprenditoriale, per incrementare produttività, qualità e tracciabilità del prodotto; radicale riduzione dei vincoli e degli oneri burocratici che soffocano gli allevatori.  Cia, Legambiente e Aiab hanno presentato alla Regione delle proposte di semplificazione concrete, di buon senso ed a costo zero. Le tre associazioni si augurano che le istituzioni, a partire dalla Regione Toscana, raccolgano la sfida e assumano impegni concreti per liberare gli allevatori toscani dalla vera e propria oppressione alla quale sono sottoposti.  Le proposte si articolano in 9 punti e saranno presentate a tutte le istituzioni territoriali cercando di affrontare le criticità più spinose: si va dagli aspetti urbanistici, con una pianificazione territoriale attualmente zeppa di vincoli e divieti inaccettabili, alle preoccupazioni degli allevatori per la crescente presenza di predatori; dalle limitazioni relative all'utilizzo dei sottoprodotti ed alle procedure di smaltimento delle carcasse animali, alle norme che regolano macellazione, movimentazione, commercio e consumo dei prodotti zootecnici, che rendono praticamente impossibile lo sviluppo della filiera corta, in un generale contesto caratterizzato dall'eccesso di adempimenti burocratici e di controlli, con frequenti duplicazioni e carichi inaccettabili per piccoli allevamenti.

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