Il dolore
Si punta anche a migliorare lefficienza. La discussione è avviata: in autunno la decisione
I 4 Comuni che vogliono unirsi per risparmiare i soldi dei cittadini
Giacomo Pelfer
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Una veduta aerea del territorio di San Miniato e di buona parte del Valdarno In autunno comincerà liter per far nascere lUnione dei Comuni 3 MINUTI DI LETTURA
VALDARNO. L'obiettivo è migliorare l'efficienza della macchina amministrativa, con un coordinamento e una programmazione a livello di area. Ma soprattutto, ottimizzare le risorse necessarie per i servizi essenziali. In una parola: risparmiare. Più che una scelta, le cosiddette Unioni dei Comuni sono ormai una necessità, di fronte ai tagli dei contributi statali e nel pieno di un mercato globale in affanno. Una necessità che a breve potrebbe diventare obbligatoria, come previsto da un disegno di legge della Regione Toscana, che punta alla riorganizzazione degli enti locali con la creazione, appunto, delle cosiddette Unioni dei Comuni, favorendo anche vere proprie fusioni per i Comuni più piccoli. Le Unioni dovranno raccogliere due o più Comuni confinanti, inseriti in un contesto geografico omogeneo, dotandosi di un proprio statuto che ne individuerà gli organismi (presidente, giunta e consiglio), le modalità di elezione, le funzioni e le risorse necessarie. L'idea è quella creare strutture a costo zero, composte solo dai sindaci dei singoli Comuni, senza uffici che andrebbero a sommarsi alle macchine amministrative comunali. Alle Unioni potrà essere delegata la gestione associata dei servizi e dei relativi introiti, stabilendo nei singoli Comuni linee di bilancio e strumenti normativi condivisi, come una pianificazione urbanistica zonale. Da ciò deriverebbe anche un coordinamento sulle infrastrutture, dalla viabilità ai trasporti, dalle scuole alle politiche turistiche e culturali. Nel Valdarno Inferiore la questione riemerge, di tanto in tanto, spinta soprattutto dal modello Valdera, dove l'Unione rappresenta già una realtà consolidata. Il tema adesso, dopo tentennamenti e battute d'arresto, non è più rinviabile: San Miniato, Castelfranco, Santa Croce e Montopoli saranno chiamate in autunno ad aprire il tavolo che dovrà approdare all'Unione. Quattro Comuni, che insieme raccolgono quasi 70mila abitanti distribuiti su un territorio di 197 chilometri quadri, da Orentano a Corazzano, da Ponte a Elsa fino a Castel del Bosco. I presupposti, del resto, ci sono tutti. I quattro Comuni condividono un territorio con caratteristiche analoghe, organizzato sulle due sponde dell'Arno, e tutti con alle spalle zone collinari di pregio. Una zona omogenea dal punto di vista storico, culturale, sociale, ma soprattutto economico. Il contesto produttivo è vero tratto distintivo, fondato sull'industria conciaria e sui settori ad esso connessi. «È la realtà imprenditoriale più importante della Provincia - sottolinea il sindaco di Santa Croce Osvaldo Ciaponi - e uno dei punti di forza del tessuto produttivo toscano, con un'incidenza delle esportazioni pari al 70% del fatturato. La dimensione di distretto industriale ha già permesso, negli anni, di affrontare varie tematiche a livello di zona, come le infrastrutture viarie, l'ambiente, la depurazione, fino alla programmazione urbanistica. Già negli anni '80 con l'Associazione Intercomunale furono gettate le basi di una politica comune, da cui derivarono le anche le linee guida del piano regolatore comprensoriale». Un'esperienza, tuttavia, rimasta bloccata dalle tante diatribe di campanile, con un Valdarno praticamente schiacciato tra la Valdera e l'Empolese, due realtà che negli anni si sono rafforzate strappando al comprensorio anche Santa Maria a Monte e Fucecchio, a dispetto della geografia. Il risultato è una "terra di confine", assottigliatasi a quattro Comuni, che adesso è costretta a correre ai ripari, come per la questione del futuro polo scolastico. «Dobbiamo evitare che si ripeta quanto successe con il progetto dell'ospedale unico del Valdarno - ricorda Ciaponi -. Dopo anni di scontri tra Comuni per la localizzazione, alla fine l'ospedale è stato fatto a Empoli, e noi siamo rimasti con un pugno di mosche». «Nel nostro Valdarno - conclude il sindaco di Santa Croce - ci sono molti dei presupposti per andare verso un Unione dei Comuni, con un'integrazione dell'azione amministrativa e un coordinamento delle politiche di sviluppo, migliorando la qualità dei servizi e sviluppando azioni che producano nello stesso tempo economie di scala. Occorrerà evitare, però, un'inopportuna propaganda dell'antipolitica, nonché semplificazioni e strumentalizzazioni sui costi della politica che, se pur innegabili, non riguardano certo i nostri Comuni, per altro resi forzatamente inerti da iniqui, ingiusti e illogici provvedimenti del Governo centrale, che impedisce anche di spendere i soldi che sono nelle casse comunali».
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